Napster, aperto con filtri
Napster afferma di aver tenuto fede all’impegno preso in tribunale, quello di bloccare il download dei 135,000 brani indicati dalla RIIA. Quest’ultima non sembra soddisfatta, ma la decisione spetta al giudice che, per il momento, lascia aperto il sistemone.
Da venerdì chi entra nel sistemone viene salutato da una finestra gialla in cui Napster pubblicizza il Napster Action Network (la rete di azione di Napster) puntando il dito sugli utenti (“You can make the difference”) e invita tutti a iscriversi.
L’unico a fare notizia è WebNoize che pubblica uno studio in cui afferma che il numero di canzoni presenti su Napster si è ridotto del 60%. La cifra sembra esatta, verificarla è semplice, basta aprire il proprio Napster (chi non ce l’ha?) e controllare in basso a destra quante canzoni sono disponibili. Circa la metà di quante erano presenti sino ad una settimana fa.
In assenza di novità abbiamo tempo di vedere qualche fenomeno nato intorno al sistemone.
Sonicnet dal suo Napster Watch venerdì ci metteva in guardia su una nuova “malattia”. Il suo nome è “napstering” e, come è ovvio, è un semplice disturbo momentaneo che costringe chi ne è affetto a scaricare il massimo numero possibile di canzoni dal sistemone. Il “napstering”, male già noto dallo scorso ottobre quando Meta Wagner ne scrisse su Salon.com, si è trasformato in vera mania con l’approssimarsi della fine del libero scambio sul sistema. Nessuno per ora propone terapie per uscire dalla dipendenza.