'A. I.' di Spielberg: quando il marketing e' un gioco
Se siete appassionati di fantascienza e computer, amanti di universi futuristici e post-atomici, malati di Blade Runner e Star wars il 29 luglio è la data che state aspettando. Per quel giorno, infatti, è prevista (negli U.S.A., per noi ci vorrà un po' più di pazienza) l'uscita nelle sale dell'ultima fatica di Steven Spielberg: A. I.: Artificial Intelligence.
Il film nasce da un'idea di Stanley Kubrick, un progetto ambizioso che il regista di Eyes Wide Shut ha avuto solo il tempo di impostare. Spielberg, in cerca di idee dopo Salvate il soldato Ryan e incerto se girare l'ennesimo Indiana Jones o se giocare la carta Harry Potter, ora nelle mani di Chris Columbus, è andato a rovistare tra le carte di Kubrick trovandosi di fronte ad un soggetto di ottanta pagine basato su un racconto di Brian Aldiss, Super - Toys Last All Summer Long. Da quel soggetto è nato A. I. .
La trama del film - per quel che se ne sa - non sembra a prima vista essere molto originale: siamo nel ventunesimo secolo, l'effetto serra ha devastato il mondo, molte città sono state sommerse dai ghiacci disciolti dell'Artico, l'umanità abita le terre disponibili al fianco di sofisticatissimi robot, macchine dotate di intelligenza e abilità, create per servire l'uomo, ma la convivenza non è sempre facile.
Protagonista assoluto in questo inquietante scenario è Osment, bambino robot la cui sagoma nera su fondo bianco forma la lettera I nella locandina del film. Un po' favola post-moderna, un po' romanzo di formazione, A. I. racconta del lungo viaggio al termine del quale Osment si ritroverà profondamente trasformato. In che cosa, a dire il vero, non si sa, ma certamente in qualcosa d'altro, in qualcosa di più rispetto al suo essere semplice macchina, per quanto sentient, sensibile, dotata di senso.
Per questa idea del bambino fatto di fili e circuiti che si scopre fornito di un cuore il film è stato accostato da molti a Pinocchio.
Maestro nel dirigere ma anche nel far fruttare al massimo i suoi lavori, Spielberg questa volta non sembra aver puntato troppo sulla pubblicità per far sì che si venisse a creare quell'orizzonte di attesa che tipicamente precede le sue produzioni. Del film si parla ancora poco e se ne sa ancora meno (il silenzio, in realtà, potrebbe sempre rivelarsi un ottimo modo per creare nel pubblico forti aspettative.
Così è stato, ad esempio, per Eyes Wide Shut, avvolto fino all'ultimo in un alone di mistero e del resto ad A. I. deve essere rimasta addosso almeno un'impronta del suo primo ideatore, al quale, tra l'altro, si ricollega anche l'anno scelto dalla Warner Bros per il debutto del film nelle sale, quel 2001 che non può non portarci alla mente odissee nello spazio).
In realtà, però, Spielberg e la Warner finora non sono stati certo con le mani in mano. Anzi, la campagna promozionale per A. I. è in questi giorni in pienissima attività.
Dove? In rete. E' in rete che il film si sta facendo strada, raccogliendo ogni giorno intorno a sé nuovi curiosi e nuovi potenziali spettatori. Che Internet potesse significare moltissimo per i botteghini si era già visto chiaramente con The Blair Witch Project, ma in questo caso il dispiegamento di forze è senza dubbio maggiore e le strategie di marketing estremamente più raffinate.
Quella che la Warner ha messo in piedi è una sorta di caccia al tesoro virtuale: c'è un mistero da scoprire, indizi disseminati qua e là, complicatissimi indovinelli da decifrare per poter andare avanti nelle ricerche.
Quello che è interessante è il modo in cui il tutto è stato messo in pratica e la maniera sottilissima attraverso cui A. I. si sta facendo strada tra gli utenti di Internet.
Tutto comincia dal sito ufficiale del film e in particolare dal trailer disponibile on line: se leggete con attenzione i nomi di quanti sono coinvolti a vario titolo nella lavorazione del film potrebbe non sfuggirvi quello di Jeanine Salla, indicata col ruolo alquanto improbabile di "sentient machine therapist".
Qualcuno, incuriosito, ha provato a saperne di più ed ecco che è successo: se digitate il nome della dr. Salla nella pagina di Google e cliccate sul primo dei link ottenuti potrete arrivare di fronte alla foto di una professoressa dall'aria tranquilla seguita da una breve biografia. Ma le materie di cui la prof. si occupa potrebbero farvi nascere qualche dubbio. Se poi cliccate sul sito della sua università - la BWU, Bangalore World University - e vi accorgete che è stata fondata nel 2028 il dubbio diverrà una certezza. Se poi, spinti dalla curiosità, continuerete ad esplorare i siti in cui via via ci si imbatte, vi troverete catapultati in un intero universo di fantasia. Dalle pagine dedicate ai temi più disparati (c'è quella della milizia anti-robot, quella del movimento Emancipation For All che si batte per la libertà delle intelligenze artificiali, quella del Sentient Property Crime Bureau e poi il sito di uno studio legale, quello di un architetto…) emergerà lentamente l'immagine di un possibile mondo del futuro.
Disseminati nei modi più disparati, nascosti tra i testi e la grafica, gli indizi per scoprire i misteri legati al film: il primo è stato decifrato circa tre settimane fa. Trovare le chiavi e rispondere agli enigmi è talmente complicato che gli appassionati già si riuniscono in forum dove discutere le soluzioni e condividere intuizioni. Uno dei più frequentati fa capo a Yahoo! E intanto l'attesa del 29 luglio cresce.
Su Internet:
sito ufficiale del film A.I.
Write The Web - On the trail of Evan Chan
Jeanine Salla
BWU - Bangalore World University
Emancipation For All