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Bambini e computer: la classe 'digitale' crea ragazzi piu' intelligenti?

Molti sistemi educativi prevedono l'uso del computer. Quella del 2001 sara' la prima classe che e' stata accompagnata in tutti i passaggi dell'apprendimento dal computer e dalla Rete. Una domanda si fa pressante: i computer aiutano la crescita e l'apprendimento dei bambini oppure li trasformano in piccoli asociali tendenti all'autismo?

I computer aiutano la crescita e l'apprendimento dei bambini oppure li trasformano in piccoli asociali tendenti all'autismo?

E' una di quelle questioni su cui ancora si dibatte poco e su cui si conoscono pochi punti di vista eccellenti. Ma è importantissima.

I sistemi educativi devono far uso del computer. Lo richiede il mondo, con la sua Rete ubiqua, lo richiedono le aziende, con la loro fame di lavoratori della conoscenza, lo richiede la moda, con l'attuale offerta di gadget hi-tech.

Non siamo quindi di fronte ad una scelta. Usare il computer sin da giovani e' una imposizione. Ma come crescono i ragazzi che sono abituati sin dall'infanzia ad usare i computer e, soprattutto, la Rete nella loro vita di tutti giorni?

Riprendo a piene mani da The Tech Magazine.

"I bambini possono godere di un aumento del quoziente di intelligenza se usano software di sviluppo (linguaggi di programmazione ad esempio N.d.R.), ma se usano software di tipo prova-e-verifica subiscono significative perdite di creativita'" afferma Susan Haugland, una esperta di sviluppo infantile della Southeast Missouri State University. Susan Haugland definisce il software prova-e-verifica quello che propone diverse scelte e richiede di scegliere la risposta corretta, dove la via per la soluzione può essere trovata semplicemente cliccando tutte le possibili soluzioni in cerca di quella giusta. I software di sviluppo invece richiedono di prendere delle vere e proprie decisioni e a ciascuna scelta corrisponde un comportamento diverso del computer.

L'incredibile quantità di informazioni presenti sul web e la loro accessibilità rischia di far pensare ai giovani che non ci sia alcuna necessita' di ragionamento o di deduzione nei confronti di quello che si troviano davanti secondo Theodore Roszak, professore alla California State University.

"L'informazione è solo il livello più basso del pensiero (e i ragazzi rischiano di fermarsi a questo N.d.R.), invece di padroneggiare livelli più alti come il guidizio, l'interpretazione, la valutazione e la comprensione di ideali" aggiunge Roszak che evidenzia anche come la navigazione in Rete non sia di per sé apprendimento: "I ragazzi possono passare ore a cliccare su icone o a navigare su Internet, ma questo non significa che stanno imparando: e' come giocare a flipper. I computer creano la letale impressione che tutto ciò che riguarda l'apprendimento sia divertente."

Non tutti sono però della stessa opinione. Secondo molti altri studi (per i dettagli vi rimando a questo articolo del The Tech Magazine) la disponibilità di informazioni Rete costituisce uno stimolo per i bambini.

Prima di tutto può accrescere la curiosità tramite stimoli sempre nuovi. Secondo alcuni studi poi non solo i ragazzi che usano Internet guardano meno televisione, ma leggono anche più libri. Tutto sommato, senza andare ad analizzare la questione troppo in profondità, una qualsiasi diminuzione del tempo buttato davanti al televisore non può che fare bene ai bambini. L'interattività, vero spartiacque tra l'esperienza online e quella televisiva, potrebbe accrescere le capacità di giudizio e di scelta dei ragazzi.

I punti di vista delle due scuole sono stati delineati. C'e' pero' un ulteriore elemento da considerare: la socialita'. Non ne parlerò in astratto, ma basandomi sulla mia personale esperienza di "drop-out", che negli anni ho in parte giustificato col fatto che a sei anni programmavo col computer e che a 12 anni, mentre i miei amici sognavano di farsi regalare un motorino, io mi aggiravo per le BBS alla disperata ricerca di una connessione Internet.

Il computer e la Rete tendono a diventare esperienze immersive ed esclusive, si svolgono spesso in luoghi isolati (la casa) e possono portare, specie per i più giovani, a forme varie di rifiuto della socialità. Questo e' dovuto ad una distorsione di cui molti tecno-maniaci sono vittime e che, all'estremo, li porta a dividere la loro vita in "vita reale" e "vita in Rete". Il rischio che i ragazzi diventino dei drop-out e' consistente, ma occorre anche pensare che trai modelli a cui si può ispirare un ragazzo oggi ci sono anche Bill Gates, Marc Andressen e Linus Torvalds, tutti drop-out, a modo loro.


Su Internet:
The Tech Magazine - The role of technology in childrens’ lives is growing, but is it making our kids more intelligent?

Comments

Re: Bambini e computer: la classe 'digitale' crea ragazzi piu' intelligenti?
mi permetto di aggiungere una postilla all'ultima (biografica ) parte dell'articolo... la vera cultura é generata anche e soprattutto dall'esperienza piú propriamente empirica. Vuoi mettere guardarti la zattera della medusa di Gericault al Louvre oppure sullo schermo del pc? E magari orecchiare i commenti dei vicini, o associarla al terribile mal di piedi di fine giornata museale? Sono queste le cose che tra l'altro favoriscono la memorizzazione...la memoria, ecco, ci sono studi sulle capacitá mnemoniche dei bambini computerizzati?memorizzare é anche mettere in relazione, argomentare, inserire. Richiede sforzo e impegno. E, a parer mio, forse sono queste le cose che alle nuovissime generazioni mancano di piú.

Oddio, mi paro mia nonna!!!:-)

Re: Bambini e computer: la classe 'digitale' crea ragazzi piu' intelligenti?
Mi risuona ancora nelle orecchie la frase che tante volte ho sentito pronunciare dai miei professori alle superiori. Inveivano contro chi affermava di non essere portato per imparare a memoria dicendo, giustamente "la memoria un muscolo, se non viene allenato si atrofizza".

Il mondo del web e dei database non e' terreno fertile per la memoria, richiede di averne sempre meno e consente di delegare la memorizzazione ai supporti piu' diversi... e questo e' senza dubbio qualcosa da combattere.

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