Red Hat e 3G Lab svilupperano il primo 'Wireless Linux'
Yahoo.com - Red Hat And 3G Lab Team Up to Make 'Wireless Linux'
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Nell'invitarvi alla lettura del documento in versione integrale, ho piacere di riportarvi, dalle conclusioni del volantone un brano che dovrebbe far riflettere sull'essenza del meccanismo globale di cui siamo attori.
Ridurre, rallentare, riflettere
Una azione imprescindibile è ridurre i consumi ed in questo gli abitanti del mondo occidentale hanno una grande possibilità di essere attivi. Ridurre gli acquisti riduce la richiesta di merci e l'importanza del mercato, riduce lo spreco di energia; rallentare i tempi delle azioni e degli spostamenti, visto che più velocemente ci si muove e più si consuma: la trappola del tempo è strumento di mercato; riflettere sulle cose che si fanno, su ogni gesto, sul come e il perché si compie. Nell'acquisto operare una distinzione critica tra le merci, boicottare i prodotti non corretti (eticamente, socialmente, ambientalmente), indirizzare il mercato. Acquisire prodotti da soggetti conosciuti, piccoli produttori, e non dalle multinazionali.
Su Internet:
A – rivista anarchica – Volantone antiglobalizzazione
Il consueto notiziario di Skip Intro è momentaneamente interrotto. Fino al prossimo week end non pubblicherò notizie simili a quelle a cui siete abituati. Per qualcuno di voi potrà sembrare una scocciatura, altri potranno contestare che si tratta di una forzatura, altri potranno accusarmi di non avere una "linea editoriale".
Spero comunque che tutti voi abbiate tempo e modo di distogliere l'attenzione dalla Rete in quanto tale, dalle news culturali o tecnologiche che vi aspettate, e possiate mettere a fuoco, con calma e coscienza, la storia del vertice e del controvertice di Genova.
E' importante! Non reagire in modo intelligente ad un fine settimana di sangue e di barbarie può farci crollare in uno stato di terrore, di coazione allo schieramento e, infine, di pura e sterile contrapposizione.
Mi permetto di dare da questa pagina un suggerimento su come reagire: documentandosi. Conoscere i dettagli di quello che è successo è ora l'arma più potente che ci troviamo in mano, da una parte e dall'altra.
Per chi difende le ragioni del social forum, per chi difende l'operato delle forze dell'ordine, per chi non ha una opinione, per quelli che si sono voltati dall'altra parte, per tutti è fondamentale conoscere. E conoscere non tanto tramite le interpolazioni giornalistiche, come quelle di questo articolo, ma attraverso le testimonianze dirette di coloro che hanno partecipato alle pacifiche manifestazioni contro la globalizzazione.
Se il consiglio è quello di documentarsi, gli strumenti sono molteplici. Scegliete un sito da quelli che seguono, leggete, guardate le immagini, scaricate i video, fatevi un'opinione basata sui fatti. Il materiale, spesso grezzo, personale, inconsueto, è li per voi. Fatene buon uso.
Skip Intro – Speciale G8
Granba – La strategia dell'attenzione - Forum permanente di documentazione e discussione sui fatti di Genova
Carta.org
Indymedia
Baolian
Radio GAP
Genoa Social Forum
Cari amici.
Mi permetto di invarvi un mio breve resoconto su Genova
Allora io ero a Genova. Io ho visto.
Non date retta ai giornali ed ai telegiornali.
E' stata una cosa pazzesca, un massacro.
E' difficile raccontare cio' che e'avventuto tra venerdi' e sabato.
Per farlo mi aiuto con quello che ho visto io e quello che hanno visto
altri
carissimi amici presenti a Genova.
Vi prego di avere la pazienza di leggere e' veramente la cronaca di un
incubo
che difficilmente sentirete sui grandi mass media.
1.Io arrivo Giovedi' a Genova dopo la festosa manifestazione dei migranti, 50.000 persone. Ci sono i campi di raccolta, siamo tantissimi. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso (mi ricordava i miei campi scout) si discuteva si cantava si stava bene insieme.
Scout e militanti, volontari e professionisti e venerdi' mattina iniziamo le piazze tematiche in una citta' blindata: le varie associazioni si troveranno sparse nella citta' per fare un assedio festoso con danze, performance e slogan alla famosa linea rossa.
A questo punto sul lungo mare arriva il famoso blak blok, alcuni di loro vengono visti parlare con la polizia, altri direttamente escono dalle loro fila. Parlano soprattutto tedesco.
Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica.
Poi i black blok puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali), piombano armati fino ai denti. La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima dai black e poi dalla polizia che a quel punto inzia le cariche violentissime. I Black se ne vanno e piombano sulla piazza dove c'era la rete di Lilliput (commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese..ecc.). La gente facendo resistenza pacifica cerca di allontanarli. La polizia insegue: carica la piazza.
La gente alza le mani grida pace! Volano lacrimogeni manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e continuano a distruggere la città...
300-400 del Black Bloc vagano per Genova, chi li guida conosce perfetttamente la citta': il loro percorso di distruzione punta a raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del movimento.. E' impressionante.
Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri.
Intanto nella piazza tematica dove c'e' l'ARCI e l'Associazione Attac ecc.: tutto va bene, nel primo pomeriggio si decide di andarsene dal confine con la linea rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc. La gente sfolla verso Piazza Dante, la polizia improvvisamente lancia lacrimogeni alle spalle.
Fuggi fuggi generale. Gli ospedali si riempiono di feriti. Molti pero' non vanno a farsi medicare in ospedale: la polizia ferma tutti quelli che ci arrivano.
E' sera. La gente e' sconvolta, molti inziano a essere presi dalla rabbia. Dei black improvvisamente non si ha piu'notizia.
Alla cittadella dove c'e' il ritrovo del Genoa Social Forum saremo diecimila. E' arrivata la notizia della morte del ragazzo.
C'e' paura, i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano. Ragazzi e suore che piangono. C'e' un sacco di gente ferita. Un anziano che piange con una benda in testa, è un pensionato metalmeccanico.
C'e' Don Gallo della Comunita' di San Benedetto. C'e' la mamma leader delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, quelle che da anni cercano notizie dei loro figli desaparecidos: dice che e' sconvolta per quello che ha visto con i suoi occhi, gli ricordano troppo l'Argentina della dittatura: non pensava fosse possibile in Italia.
Intervengono mio fratello, Luca Casarini delle tute bianche e Bertinotti (l'unico politico che ha avuto il coraggio di correre) calmano tutti: ragazzi non uscite in piccoli gruppi, non accettate la sfida della violenza. Si decide che la risposta sara' la grande manifestazione del giorno dopo, saremo in tantissimi, pacificamente contro tutte le provocazioni e le violenze di black block e forze dell'ordine.
Il senatore Malabarba racconta che e' stato in questura. Ha trovato strani personaggi vestiti da manifestanti, parlano tedesco ed altre lingue straniere. Confabulano con la polizia e poi escono dalla questura.
Scoppia improvvisamente un incendio in una banca vicino alla cittadella. Gli elicotteri ci sono sopra: per piu' di 40 minuti non arriva ne' pompieri ne' niente. Di notte uno dei campi dove siamo a dormire, il Carlini, viene circondato dalla polizia. Entrate a perquisire, fate quello che volete.
La gente piange: implorano di non essere ancora caricati. La polizia entra: nel campo non trova niente.
2. Sabato: la grande manifestazione, siamo veramente una moltitudine. Il corteo parte, ci sono mille colori. Gente di tutto il mondo. Tutte le associazioni, il volontariato, i contadini, i metalmeccanici, i curdi, ....ecc.
Canti, danze, mille bandiere. Piazzale Kennedy. Non ci sono scontri. Non c'e' niente. Sbucano i black Block. La polizia improvvisamente, senza alcun motivo, spacca in due l'enorme manifestazione. . Si scatena la guerra. Cariche dovunque, manganellate. Sono impazziti. La polizia carica i metalmeccanici della FIOM, i giovani di Rifondazione. Iniziano inseguimenti per tutta Genova. Chi rimane solo è inseguito, picchiato. Decine di persone testimoniano di inseguimenti e pestaggi solo perche' riconosciuti come manifestanti.
E' picchiato dalla polizia un giornalista del Sunday Times (sul numero di oggi racconta la sua avventura...). In un punto tranquillo della manifestazione, sul lungomare, improvvisamente da un tetto vengono sparati lacrimogeni che creano panico. Usano gas irritanti, producono dermatiti, non fanno respirare.
I Black Bloc? compaiono e scompaiono, nessuno li ferma. Attaccano un ragazzo di Rifondazione. Gli spaccano la bandiera e lo picchiano. Attaccano a pietrate i portavoce del Genoa Social Forum. Spaccano vetrine ed incendiano. Sono armati fino ai denti: ma come ci sono arrivati nella Genova blindatissima?
La testa della grande manifestazione è tranquilla, il Genoa Social Forum fa l'appello di defluire con calma, di non girare da soli per la citta'. Veniamo indirizzati verso Marassi dove ci sono i pulman di quelli arrivati la mattina. Siamo fermi li'.
Non si puo' andare avanti: a piazzale Kennedy e' guerra. Siamo in tanti fermi, seduti per terra. Improvvisamente partono i lacrimogeni. Fuggi fuggi generale. Si cerca di tornare verso la cittadella del Genoa Social Forum: passano camionette della polizia da dove urlano: vi ammazzeremo tutti! La seconda parte del corteo non arriverà mai alla piazza dove era prevista la conclusione. Tutte le persone vengono caricate indistintamente sul lungo mare. Chi riesce scappa nei vicoli verso la collina, dove si scatena una vera e propria caccia all'uomo.
Sabato notte, la manifestazione era ormai finita da alcune ore, la polizia irrompe nella Sede stampa del Genoa Social Forum. Picchiano tutti con una violenza impressionante. In particolare sono interessati alla documentazione (testimonianze, video, foto...ecc.) che raccontano quello avvenuto tra venerdi' e sabato: sono molti attenti a distruggere tutto. Vengono distrutti tutti i PC e tutto il materiale che trovano, viene arrestato l'avvocato che coordina il gruppo di avvocati presenti a Genova. Viene distrutto o portato via anche tutto il materiale che gli avvocati avevano raccolto per difendere le persone arrestate. Adesso non si sa piu' neanche quante sono e quali sono le accuse.
Durante la perquisizione, fatta senza alcun mandato, a parlamentari, avvocati, giornalisti e medici è impedito di entrare. Le famose armi comparse oggi in conferenza stampa ieri non si erano viste... rimangono i feriti e gli arrestati. Del black blok non si sa piu' niente.
Vi assicuro, due giorni da incubo: black block e forze dell'ordine hanno fatto un massacro e volevano farlo. Poliziotti e carabinieri erano stati montati in modo pazzesco, fin da venerdi' mattina urlavano e insultavano... Gli hanno veramente lavato il cervello. E poi oggi a sentire televisioni e leggere giornali: Dio mio sembra proprio un regime: dove hanno scritto la verita' che tutti noi che eravamo li' abbiamo visto? Divento poi matto a pensare che alcuni potranno ancora pensare: "voi contestatori, dite le solite cazzate...". Non fatevi imbrogliare, abbiate il coraggio di mettere in discussione i vostri convincimenti sulle meravigliose forze dell'ordine italiane e sugli apparati democratici del nostro Stato.
A Genova veramente e' avvenuto qualcosa di pazzesco. Hanno inaugurato il nuovo governo....
Un'altra piccola cosa: sul giovane ammazzato. La sapete la prima versione della questura prima che comparissero i video? ammazzato da un sasso lanciato da altri manifestanti... Se pensate che molta della documentazione raccolta da testimoni e' stata distrutta dopo l'irruzione alla sede del Genoa Social Forum di questa notte... ci rimangono le "sicure" versioni delle forze dell'ordine...
Meditate e per favore fate girare, stampate, parlate, c'e' bisogno di raccontare la verita'. A vostri amici, parenti, colleghi di lavoro.
Vi prego non voltatevi dall'altra parte.
Grazie.
Stefano
Iniziamo dal nome: black come il colore storico degli anarchici. Bloc (senza k finale di block: isolato, caseggiato) come unione compatta, blocco.
La "guida" Black Bloc for dummies da InfoShop.org raccoglie le informazioni più dettagliate sui black bloc disponibili in Rete. Peccato che InfoShop esprima posizioni discutibili sul gruppo. Proverò comunque a riportarvi una mia traduzione di una parte delle FAQ presenti su InfoShop.
InfoShop definisce così un black bloc: "Un black bloc è un insieme di anarchici e di gruppi con affinità anarchiche che si organizzano insieme per un particolare azione di protesta. Le sfumature di un black bloc cambiano da azione ad azione, ma il fine principale è di essere compatti contro i momenti di repressione delle forze dell’ordine e di fornire una critica anarchica alle ragioni della protesta."
Il sito anarchico aggiunge che un black bloc non può essere considerato una organizzazione. E' un gruppo tattico che si aggrega solo per partecipare a manifestazioni e dimostrazioni, è un "gruppo temporaneo".
A voler leggere queste parole da un'ottica genovese ecco la prima occasione di possibili infiltrazioni di gruppi che con l'anarchia non hanno nulla a che fare dentro l'organizzazione. Ma andiamo avanti a scoprire come si esprime la sedicente vocazione anarchica di questo gruppo.
InfoShop aggiunge anche informazioni preziose per capire l'origine del blocco nero: "I black bloc hanno visto la luce in nord america durante la Guerra del Golfo (1991). Si sono ispirati al movimento degli Autonomen tedeschi degli anni ’80. Questo movimento è conosciuto per le proprie battaglie urbane con la polizia, ma anche per la sua proposta di un'alternativa radicale ai movimenti di protesta esistenti. Il nome “black bloc” è stato coniato dalla polizia tedesca.".
Ci si domanda se ci sia davvero bisogno di questa "alternativa radicale" a cui si accenna nel brano precedente.
Ma i segni di una qualche forzatura della realtà arrivano quando si inizia a parlare delle ragioni dell'uso della violenza: secondo InfoShop i blocchi neri attaccano la polizia perché impedisce loro l'accesso agli edifici e agli esercizi, ovvero all'espressione della ricchezza, che essi vogliono distruggere. Qualcuno percepisce una "ragione politica" dietro il vandalismo. Qual'è la "ragione politica" che motiva la devastazione di una città? Per trovare la vera motivazione degli atti vandalici scellerati di questi giorni non cercherei più di tanto nella cultura anarchica, ma altrove.
Ma sono davvero anarchici?
Ho visto gli eventi attraverso la Rete e gli altri media e non mi sembra possibile che lo spirito anarchico si possa esprimere in un gruppo paramilitare organizzato, tattico e violento. Ho come l'impressione che quel nero non sia quello della bandiera anarchica, che stimo e rispetto, ma quello dell'estrema destra.
Questa per ora resta una impressione, un dubbio. Le forze dell'ordine, troppo impegnate a cercare un legame tra Genoa Social Forum e black bloc, non sono in grado di dare, come dovrebbero, risposta alle legittime domande che molti si pongono in questi giorni. Chi sono veramente i black bloc? Cosa c'entrano i nazi segnalati dalla stampa a Genova con la protesta del Genoa Social Forum? Chi li ha invitati? Cosa ci fanno i poliziotti insieme a ragazzi incapucciati con le spranghe in mano? Chi c'è, in conclusione, dietro i black bloc?
Non ci sono prove per poter esprimere una condanna. Non ci sono prove di una collusione, che non avrebbe alcun senso politico o pratico, di blocchi neri con il Genoa Social Forum, non ci sono informazioni sull'origine e sulla destinazione dei blocchi che, ora che il G8 è finito, si sono disgregati. Disgregati in attesa di ricompattarsi in un "gruppo temporaneo" alla prossima occasione internazionale.
Mi rifiuto comunque di pensare che gli anarchici possano marciare con passo militare, perseguire la violenza per la violenza, danneggiare altri manifestanti.
Sicuramente c'è bisogno di una visione diversa specie dentro i grandi movimenti antagonisti come l'attuale aggregazione anti-globalizzazione, ma questa visione di certo non è quella nera e violenta dei black bloc.
Su Internet:
Genoa Social Forum
Black Bloc for dummies da InfoShop.org
Oggi abbiamo possibilità di scegliere. La diretta, il tempo reale, una volta appannaggio esclusivo delle televisioni più ricche ora è nelle mani di tutti. L'accesso alle tecnologie ha reso possibile la creazione di nuovi media. E la possibilità di scegliere, finalmente, ci è utile.
La scelta è quella della fonte delle nostre informazioni, che non è più solo un telegiornale o uno speciale, ma può essere un sito Internet, una web-radio, un weblog. Il momento in cui scegliere è stato il G8.
La copertura mediatica del G8, o meglio, del controvertice del Genoa Social Forum è stato il primo momento in cui in Italia abbiamo visto il rovesciamento degli equilibri di potere tra media tradizionali e media indipendenti.
Le foto, i video, le notizie hanno viaggiato più rapidamente in Rete. Ma non nella rete che collega ANSA a Repubblica o Reuters a CNN, ma in quella che collega le pagine personali, i weblog, le e-zine indipendenti.
Su queste ultime gli aggiornamenti sono stati più puntuali, le notizie più interessanti, gli approfondimenti più densi di fatti. E' stata una informazione grezza, a tratti poteva essere imprecisa, ma dava un quadro della situazione più chiaro di quella che i telegiornali con le loro camere fisse, i loro pulmini satellitari, i loro giornalisti, sono riusciti a fornire.
L'informazione convergeva al Media Center del Genoa Social Forum dai telefonini, da Internet, dalle agenzie e veniva resa pubblica minuto per minuto. Un incalzare di brevissime che rendevano l'ansietà e la preoccupazione per gli eventi ancora meglio delle foto, altrettanto choccanti, che venivano distribuite.
IndyMedia, il grande network mondiale dell'informazione indipendente, ha pubblicato costantemente aggiornamenti e notizie in doppia lingua, italiano e inglese. Una necessità forse, ma anche un grande impegno e, per una volta, una vocazione positivamente globale dell'informazione italiana. Il suo weblog è pieno di notizie, commenti, contribuiti. Le notizie di ieri, poi, non sono scomparse, e non scompariranno domani. Tutto è archiviato e sarà disponibile a tutti finché il sito sarà online. Prova a chiedere lo stesso a kataweb...
Carta, giornale cartaceo oltre che e-zine indipendente, si è affiancata a IndyMedia nella copertura, minuto per minuto, di tutte le fasi del controvertice, anticipando sempre l'informazione delle "dirette" televisive.
Radio GAP ha trasmesso via etere e via Internet tutte le fasi delle manifestazioni e degli scontri. Ha archiviato e reso disponibili interviste, commenti e notizie. Sul sito è possibile persino ascoltare la diretta dell'assalto del Media Center del GSF.
Il vertice è agli sgoccioli. Il controvertice è terminato. Il bilancio è pesante e andrà discusso, ma questa non è la sede adatta a tirare le somme dell'impatto politico e sociale delle manifestazioni di questi giorni.
Anche se è presto bisogna comunque tentare di fare un passo indietro e vedere nell'insieme gli eventi. Si scopre che purtroppo questa inversione, questo sconvolgimento, questo sorpasso dei media "indie" ai danni di Tv e giornali tradizionali è avvenuto solo per chi ha vissuto il vertice dalla Rete. E' stato proiettato dalla luce azzurrina dei monitor, mentre la nazione seguiva gli stessi eventi attraverso un giornalismo filtrato non dalla faziosità dei giornalisti che, per quanto è stato possibile e fatte le dovute eccezioni hanno fatto un ottimo lavoro, ma dall'impossibilità delle redazioni di essere ovunque, di raccogliere mille voci, di creare un network, di usare il web.
I media tradizionali hanno ancora più mezzi, ma, a quanto pare, la tecnologia che usano è inefficace, obsoleta. E l'informazione, quella che si è liberata in questo week end di sangue, è passata attraverso le migliori tecnologie, quelle dei media indipendenti. Non resta che farlo sapere al mondo.
Su Internet:
Carta
IndyMedia
Genoa Social Forum
Radio GAP
Skip Intro si occupa di tecnologia, di cultura e soprattutto di Internet. Oggi si occupa della morte di un ragazzo, con le immagini della sua uccisione, immagini che vengono tristemente dal web.Ecco le immagini del ragazzo ucciso e di un carabiniere che gli punta contro una pistola. La parola è ai magistrati. Fate due più due...

Era il marzo del 1999 quando in rete ha fatto capolino cluetrain, il treno delle tracce, degli indizi che le aziende dovrebbero seguire per riuscire ad entrare nella "conversazione" in atto nei loro mercati.
Cluetrain ha filiato all'inizio del 2000 un libro inititolato "cluetrain manifesto" basato proprio sulle 95 tesi presenti sul sito.
Con un certo ritardo rispetto agli stati uniti il libro arriva in Italia edito da Fazi Editore. La speranza e' che con la pubblicazione del libro in Italia arrivi anche un dibattito, che aveva gia' raggiunto le nostre coste tramite il bellissimo sito di Luisa Carrada "Il mestiere di scrivere", ma che non aveva scosso piu' di tanto le tranquille acque del "fare business" italiano.
Cluetrain ci invita a comunicare, a farci sentire, a stabilire un nuovo livello di comunicazione all'interno di una grande conversazione che mette sullo stesso piano aziende e clienti. Ci suggerisce di reagire, come consumatori, alla pubblicita' e di smettere, come impiegati o dirigenti di azienda, di parlare una lingua incomprensibile, che poco si presta alla reale comunicazione e che porta invece a raggirare se stessi e clienti.
"se quest’anno avete tempo anche per una sola idea, questa è la sola da non perdere
non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, né consumatori
siamo esseri umani e la nostra influenza va al di là della vostra capacità di presa
cercate di capirlo"
Su Internet:
cluetrain.com
Il mestiere di scrivere - Le 95 tesi
Fazi Editore - Cluetrain manifesto