Borderhack: net-art contro la globalizzazione
Borderhack!
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Sulla scia di moreover, un aggregatore di news, nasceva qualche tempo fa DayPop, un motore di ricerca dei siti di news e dei blog. La nascita di blogdex che navigando tra i blog crea una classifica delle notizie e dei siti più linkati ha stimolato daypop a fare lo stesso all'interno delle sue pagine. Il risultato è daypop top 40. Due modi diversi di vedere cosa c'è di interessante in rete.
Lo abbiamo già letto, detto e scritto più volte: nel giorno del crollo delle Twin Towers e in quelli immediatamente successivi le connessioni ad Internet sono aumentate vertiginosamente, tanto da mandare in tilt molti tra i più frequentati siti di news. A tre settimane dall’attentato, in un clima da guerra imminente, i pensieri di tutti vanno ancora, insistentemente, a quell’undici di settembre e a tutto ciò che necessariamente vi si lega.
E non solo i pensieri. Anche i mouse e le tastiere di tanti continuano a rincorrere le immagini delle torri in fumo, a cercare risposte ai timori di un conflitto, ad indagare su fatti e persone, tanto che, nella lista delle parole chiave più digitate nei principali motori di ricerca americani, “world trade center” e “terrorist attack” ultimamente hanno preso il posto di “sex” e di “mp3”, da sempre in testa alle classifiche. E Osama bin Laden ha superato Pamela Anderson.
Ad essere in cima alle top ten delle parole più scritte, però, non è né “twin towers” né “World War III”. No, la prima posizione, da tre settimane, la occupa stabilmente un altro che, in quanto a fascino, da Pamela Anderson avrebbe qualche cosa da imparare: Nostradamus.
E’ lui - medico, astrologo, matematico e presunto profeta nato in Francia nel 1503 - il più cercato dagli americani, che in queste settimane ha battuto anche la cliccatissima Britney Spears.
Non c’è da stupirsi: da quasi cinque secoli periodicamente – quasi sempre quando si verifica qualche evento particolarmente catastrofico – il tranquillo vecchietto e le sue visionarie quartine vengono tirati in ballo da chi vuole leggerci l’annuncio di quello che è appena avvenuto o sta per accadere. E’ successo, tanto per dirne qualcuna, con il grande incendio di Londra del 1666, con la Rivoluzione francese, con la Prima e la Seconda Guerra Mondiale e con la Guerra del Golfo: perché questa volta dovremmo fare eccezione? Senza contare che le quartine in questione sono talmente confuse da prestarsi facilmente a qualunque tipo di interpretazione.
Comunque, che ci si creda o no, resta il fatto che versi e prose di Michel de Nostredame – Nostradamus per i più – imperversano per la rete; spesso, come sempre avviene in questi casi, travisati e manipolati da chi si diverte a creare allarmismi. Già W. Churchill, durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva intuito il sottile potere persuasivo delle parole del Nostro e ne faceva diffondere versioni ed interpretazioni in cui si alludeva alla prossima caduta di Hitler. Ai nostri giorni non Churchill, ma qualcuno che, come lui, sa quanto la gente si possa facilmente suggestionare, sta diffondendo da giorni via posta elettronica centurie e quartine più o meno false.
Una di queste interminabili catene, di solito buone solo ad intasare la mailbox, è arrivata anche a me: faceva riferimento a dei presunti versi in cui Nostradamus, con la solita astuzia volpina, avrebbe nascosto - nell’espressione “del danno mela basì”, chiaro riferimento ai fatti di New York - l’anagramma di Osama bin Laden. Sorprendente, se non si tiene conto del fatto che il vecchio Michel scriveva in francese – arcaico, misto al latino e a parole di sua invenzione, ma pur sempre francese – e dunque nelle sue centurie non usò mai quell’espressione. Insomma, profezie a parte, ecco un esempio di come la rete possa fare da enorme cassa di risonanza per leggende metropolitane oramai capaci di diffondersi a livello mondiale.
Un’altra che gira in questi giorni riguarda l’inquietante scoperta relativa al numero di volo - Q33NY - di uno dei due aerei schiantatosi sulle Twin Towers: digitandolo in Word, ingrandendo il carattere a 26 punti e convertendolo in Wingdings ci si trova davanti a qualcosa di veramente agghiacciante. C’è chi ha voluto vedere in questa storia un coinvolgimento di Microsoft nell’attentato alle Torri. Peccato che quel numero di volo non corrisponda a nessuno di quelli degli aerei precipitati martedì…
Su Internet:
snopes.com - False Prophecy
About.com - Terrorist Attacks: The Wingdings Prophecies
Sicuramente il potenziale di Internet è immenso e difficilmente controllabile, tuttavia, se in passato si fosse fatta maggiore attenzione, forse non sarebbe passata inosservata l’apertura di domini dai nomi oggi perfettamente chiari, come worldtradetowerattack.com o attackontwintowers.com.
Non è la prima volta che Internet, regno di tutti e di nessuno, viene messo sotto accusa. Il problema esiste – lo abbiamo visto, per dirne una, quando è esploso lo scandalo dei siti pedofili – e forse sarebbe il caso di imporsi delle regole, anche se lo spettro di una rete “imbavagliata” spaventa un po’ tutti e sa di tradimento.
Il dibattito è aperto. Quel che è certo è che Internet – come la quasi totalità delle innovazioni tecnologiche – genera una serie di atteggiamenti contraddittori. L’ultimo arriva dall’Afghanistan, dove i Talebani stanno procedendo da qualche mese ad una vera e propria messa la bando di Internet (“non di Internet in sé, ma di tutto ciò che vi è di anti-islamico e immorale”) – tra l’altro piuttosto facile in un paese dove la diffusione della tecnologia è scarsissima – ma dove, allo stesso tempo, la rete di terroristi che ha sferrato l’attacco alle Torri si è largamente servita della Rete per comunicare spostamenti, organizzare attentati, comprare biglietti aerei.
Insomma, Internet sì ma nelle mani “giuste”: leggevo giorni fa che a Kabul l’unico accesso alla Rete è nel computer dell’ufficio del Mullah Omar. In realtà non ho trovato conferme da nessuna parte alla notizia e sul momento mi ha fatto anche sorridere. Ma a pensarci bene…
Su Internet:
Skip Intro – I Talebani vietano Internet
CNS News - Internet Domain Names May Have Warned of Attacks
L'Espresso - Internet: più sicurezza, meno libertà
Abbiamo in mano uno strumento straordinario. E probabilmente stiamo imparando ad usarlo.
L'11 settembre ha rappresentato una svolta nell'atteggiamento dei media nei confronti degli eventi e delle persone nei confronti dei media. I grandi network americani hanno desistito dalla belligeranza, i siti di news si sono privati dei banner che li dovrebbero "tenere in vita" per ridurre il loro impatto comunicativo ai testi delle notizie che le persone volevano leggere e alle foto che le persone volevano vedere (e che i server erano in grado di gestire).
Ma non è dalla CNN o da Repubblica.it che si è visto il vero cambio di prospettiva nei confronti dell'informazione in Rete e nella circolazione trasversale delle informazioni. Sono stati, come al solito, i siti indipendenti e non quelli basati su dettagliati quanto inutili business plan a svolgere il ruolo di traino dell'informazione online.
Per chi, giustamente, non abbia seguito la rete tutta nei momenti immediatamente successivi agli attentati di Washington e New York occorre dire che moltissimi siti personali e weblog indipendenti dedicati alla tecnologia e alle scienze si sono istantaneamente convertiti in bollettini dedicati all'attacco terroristico delle torri gemelle e del Pentagono. In un istante hanno potuto mutare linea editoriale, contenuto, messaggio e obiettivo, si sono trasformati in qualcosa di diverso, perché le circostanze lo richiedevano.
Questo è stato possibile grazie ad alcuni elementi scatenanti, primo fra tutti la gravità degli eventi, ma anche ad alcuni fattori di supporto. I tristi eventi si sono svolti negli Stati Uniti, paese che vanta una invidiabile penetrazione di Internet, il maggior numero di navigatori del pianeta e la lingua più parlata in Rete. Ma astraendosi dallo scenario empatico martellato attraverso la continua ossessiva ripetizione delle immagini dell'impatto e del crollo delle twin towers possiamo andare ad investigare anche qualche aspetto tecnologico/editoriale della faccenda.
I siti web che per primi sono riusciti a riconvertirsi per amplificare le notizie, aggiungere nuove informazioni, pubblicare materiale amatoriale altrimenti inedito, sono stati i weblog. Sembrerà un ossessione autoreferenziale di tutti i bloggatori quella di fare continuo riferimento al proprio "formato editoriale" come la panacea dell'informazione, ma questa volta, al di là delle autocelebrazioni, sono stati proprio i weblog a dare il maggiore contributo proprio in quei convulsi momenti in cui buona parte dei siti di informazione tradizionali avevano smesso di fornire pagine, foto ed animazioni, soccombendo per le troppe richieste.
Sembra una cosa di poco conto, ma piccoli siti, gestiti da minuscole redazioni sono riusciti a pubblicare notizie sugli eventi ad una velocità comparabile a quella dei maggiori siti di news. E' stata inizialmente una informazione frammentaria, ma si è arricchita in modo straordinario dopo poche ore con servizi per compilare elenchi delle persone disperse, sistemi per donare soldi alla croce rossa, testimonianze personali, foto e video amatoriali. Non sono mancati gli errori, molte le omissioni, difficile la verifica delle informazioni. Ma è stato un successo.
Cosa se ne deduce? Che forse la concentrazione del traffico e dell'interesse dei navigatori Internet per pochi siti web non è sana. Non è sana non soltanto perché va contro il principio di informazione distribuita e di pluralità delle voci di Internet, ma anche perché questi grandi fornitori di informazione e intrattenimento non sono in grado di reggere al carico delle richeste di tutti i netziens, specie quando questo giungono contemporaneamente.
Internet non è un satellite, non distribuisce broadcast trasmessi centralmente e uguali per tutti. Ad ogni richiesta fatta viene fatto seguito con una risposta ad hoc. E questo, nel caso di una concentrazione di tanti richiedenti su un solo fornitore, porta alla stasi. Internet, in questi casi, semplicemente non funziona.
Aggregare, nelle politiche di marketing, è più facile che distribuire. E, a parte il problema degli scarsissimi profitti, quello che conta per i media online sono i clic, i numeri, la posizione in classifica. Questo apparentemente impedisce di pensare una rete dove l'informazione è più aperta, più vicina a chi ne fa uso.
Un modello diverso è comunque possibile. Va ricercato e studiato, ma va innanzitutto richiesto da chi dell'informazione è utente. Da chi naviga. Ma una richiesta c'è?
Su Internet:
Scripting News
Slashdot
TechDirt
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Non c'è molto altro da aggiungere, se non di scrivere (nei commenti) cosa ne pensate o segnalarmi (sempre nei commenti) se qualcosa non va. Il sito dovrebbe andare molto più veloce ora, me lo confermate?
Per i pochi che lo volessero sapere la nuova linux box è un AMD K6 200 con 64 MB di RAM, due dischi IBM da 10 GB. Monta una Slackware 8 con Kernel 1.2.19. Quanto al web usa Apache 1.3.20 e Php 4.0.6. Sto comunque seriamente pensando di dotarmi di hardware di questo millennio, prima o poi.
Con l'occasione ho tolto i link a Skip Radio. Le trasmissioni della radio sono interrotte fino a data da destinarsi per problemi "organizzativi".
Per il resto non mi resta che augurarvi buona lettura e andare a dormire... sono le 5 passate!