Attacco agli U.S.A. - A chi serve la CNN?
Abbiamo in mano uno strumento straordinario. E probabilmente stiamo imparando ad usarlo.
L'11 settembre ha rappresentato una svolta nell'atteggiamento dei media nei confronti degli eventi e delle persone nei confronti dei media. I grandi network americani hanno desistito dalla belligeranza, i siti di news si sono privati dei banner che li dovrebbero "tenere in vita" per ridurre il loro impatto comunicativo ai testi delle notizie che le persone volevano leggere e alle foto che le persone volevano vedere (e che i server erano in grado di gestire).
Ma non è dalla CNN o da Repubblica.it che si è visto il vero cambio di prospettiva nei confronti dell'informazione in Rete e nella circolazione trasversale delle informazioni. Sono stati, come al solito, i siti indipendenti e non quelli basati su dettagliati quanto inutili business plan a svolgere il ruolo di traino dell'informazione online.
Per chi, giustamente, non abbia seguito la rete tutta nei momenti immediatamente successivi agli attentati di Washington e New York occorre dire che moltissimi siti personali e weblog indipendenti dedicati alla tecnologia e alle scienze si sono istantaneamente convertiti in bollettini dedicati all'attacco terroristico delle torri gemelle e del Pentagono. In un istante hanno potuto mutare linea editoriale, contenuto, messaggio e obiettivo, si sono trasformati in qualcosa di diverso, perché le circostanze lo richiedevano.
Questo è stato possibile grazie ad alcuni elementi scatenanti, primo fra tutti la gravità degli eventi, ma anche ad alcuni fattori di supporto. I tristi eventi si sono svolti negli Stati Uniti, paese che vanta una invidiabile penetrazione di Internet, il maggior numero di navigatori del pianeta e la lingua più parlata in Rete. Ma astraendosi dallo scenario empatico martellato attraverso la continua ossessiva ripetizione delle immagini dell'impatto e del crollo delle twin towers possiamo andare ad investigare anche qualche aspetto tecnologico/editoriale della faccenda.
I siti web che per primi sono riusciti a riconvertirsi per amplificare le notizie, aggiungere nuove informazioni, pubblicare materiale amatoriale altrimenti inedito, sono stati i weblog. Sembrerà un ossessione autoreferenziale di tutti i bloggatori quella di fare continuo riferimento al proprio "formato editoriale" come la panacea dell'informazione, ma questa volta, al di là delle autocelebrazioni, sono stati proprio i weblog a dare il maggiore contributo proprio in quei convulsi momenti in cui buona parte dei siti di informazione tradizionali avevano smesso di fornire pagine, foto ed animazioni, soccombendo per le troppe richieste.
Sembra una cosa di poco conto, ma piccoli siti, gestiti da minuscole redazioni sono riusciti a pubblicare notizie sugli eventi ad una velocità comparabile a quella dei maggiori siti di news. E' stata inizialmente una informazione frammentaria, ma si è arricchita in modo straordinario dopo poche ore con servizi per compilare elenchi delle persone disperse, sistemi per donare soldi alla croce rossa, testimonianze personali, foto e video amatoriali. Non sono mancati gli errori, molte le omissioni, difficile la verifica delle informazioni. Ma è stato un successo.
Cosa se ne deduce? Che forse la concentrazione del traffico e dell'interesse dei navigatori Internet per pochi siti web non è sana. Non è sana non soltanto perché va contro il principio di informazione distribuita e di pluralità delle voci di Internet, ma anche perché questi grandi fornitori di informazione e intrattenimento non sono in grado di reggere al carico delle richeste di tutti i netziens, specie quando questo giungono contemporaneamente.
Internet non è un satellite, non distribuisce broadcast trasmessi centralmente e uguali per tutti. Ad ogni richiesta fatta viene fatto seguito con una risposta ad hoc. E questo, nel caso di una concentrazione di tanti richiedenti su un solo fornitore, porta alla stasi. Internet, in questi casi, semplicemente non funziona.
Aggregare, nelle politiche di marketing, è più facile che distribuire. E, a parte il problema degli scarsissimi profitti, quello che conta per i media online sono i clic, i numeri, la posizione in classifica. Questo apparentemente impedisce di pensare una rete dove l'informazione è più aperta, più vicina a chi ne fa uso.
Un modello diverso è comunque possibile. Va ricercato e studiato, ma va innanzitutto richiesto da chi dell'informazione è utente. Da chi naviga. Ma una richiesta c'è?
Su Internet:
Scripting News
Slashdot
TechDirt
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Comments
Re: Attacco agli U.S.A. - A chi serve la CNN?
credo che la storia più o meno recente ci insegni come centralizzare sia sempre un po' pericoloso per la democratica divulgazione delle notizie. La rete dei " piccoli" siti indipendenti che in questo caso è stata l' unica in grado di seguire i fatti dell' 11 settembre (data che va ricordata anche per l' anniversario della nascita di una delle più grandi attrici del millennio)credo che dimostri in maniera inequivocabile come questo principio sia vero. sappiamo ormai che il potere dei media sul pubblico non passa attraverso un "lavaggio del cervello" su come pensare ma sul "cosa pensare", ovvero le priorità di interesse sui fatti che ci vengono raccontati. E su quello che succedeva in medio oriente, sugli interventi USA nei paesi arabi, sulla politica spesso cieca ed arrogante di Israele la priorità è stata spesso scarsa. Fino all' 11 settembre, appunto, che ci ha risvegliato dal sonno mediatico in cui tutto l' occidente era caduto grazie alla politica filoUSA e alla fame di spettacolo che la Tv specialmente ha coltivato negli anni. Ora vediamo le mamme newyorkesi che cercano i loro figli perduti nel crollo delle torri con le loro foto appese al collo, ma da quanti anni (come penultima notizia dei tiggì , poco prima del calcio) vediamo le stesse immagini in Palestina, in Siria, in Iraq, in Kosovo? Ora assistiamo alla paura collettiva che fa comprare a migliaia di cittadini statunitensi le maschere antigas, ma forse non ci siamo accorti che gli abitanti di Tel Aviv, di Gerusalemme, di Beirut le comprano da anni nell' indifferenza generale dell' opinione pubblica mondiale. La notizia è la stessa ma non arriva alla stessa maniera.
Per quanto riguarda la CNN è abbastanza triste vedere che da lei e solo da lei ci vengono le immagini, i reportage, i commenti. E' inquietante assistere alla completa omologazione dei mass media sullo standard del più forte, come se non ci fosse nient' altro da dire, nessun' altro da ascoltare ma solo adeguarsi con timore reverenziale a quello che ci arriva già confezionato in filmati e montaggio.
Ben vengano allora le testate indipendenti, i cameraman audaci, i giornalisti che sanno ancora fare il loro lavoro. Il loro unico problema è che sono invisibili, accessibili solo a pochi informati, debolissimi di fronte al monopolio dell' informazione gestita dai grandi network in tutto il mondo. E se una cosa non è visibile, purtroppo non esiste. Questo evento dovrebbe indurci tutti a riflettere ( e non solo ad ammassare eserciti per placare la vendetta USA) sulla storia degli ultimi cinquant' anni, sul potere dei mass media, sulla morte-invisibile- di milioni di mussulmani in tutto il mondo. Chiediamoci cosa spinge un laureato in ingegneria, che vive da anni in Occidente a morire schiantandosi con un aereo sul WTC; chiediamoci cosa è successo tutti i giorni prima dell' 11 settembre a Gaza, a Theran, a Kabul. Potremmo scoprire che l' attuale situazione newyorkese è la loro quotidianità, che le foto dei morti affollano le loro case da anni e che nessun cronista va ad intervistarli perchè, tanto, lì c' è la guerra e queste cosucce non fanno più notizia.
Che dire? Prendo a prestito un' esortazione dell' onnipotente matteoc che riguardo al G8 scriveva "informiamoci" e la giro a tutti, anche per questo caso. Cerchiamo di elaborare un pensiero autonomo, di affrancarci dalle suggestioni dei mass media, impariamo a cercare, investigare e scandagliare le informazioni che ci arrivano, chiediamoci sempre chi è il mittente delle notizie e che interessi ha.
Tanto per iniziare, parliamone con chi ci sta vicino e, magari, leggiamoci qualche libro di storia sulla fondazione dello stato di israele e sugli eventi che hanno insanguinato il medioriente negli ultimi anni. E, tanto per gradire, chiediamoci da dove vengono i soldi di Bin Laden (ammesso che sia lui il solo responsabile) e potremmo avere qualche interessante sorpresa su chi gli compra il petrolio e su chi gli ha fornito (uso il passato per scaramanzia)le armi e le informazioni, questo mondo così globale fa circolare tante cose, lecite ed illecite e l' unica legge che viene rispettata è quella del denaro. E lui (e altri come lui) di denaro, ne ha davvero tanto.
Posted by: Anonimo | 22.09.01 16:46
Re: Attacco agli U.S.A. - A chi serve la CNN?
Varie cose vorrei rilevare, ampliare, confermare e criticare del precedente messaggio, inviato in risposta a Matteo.
1) L’utilità di Internet. Uso queste baracche dal 1985, anno in cui con un modem a 300 baud mi collegavo in teleselezione ai primi BBS italiani. Reputo il mezzo straordinario, efficace, rivoluzionario, fantastico. Detto questo l’11 settembre ha segnato senza dubbio un punto a sfavore di Internet, anche se come sottolineate i siti indipendenti sono andati forti. Il punto è che le fonti “attendibili” erano bloccate, irraggiungibili e la cara vecchia televisione l’ha fatta da padrone. Ma la colpa non è del centralismo di Internet o dei pochi siti di news, il problema è vecchio come il mondo: a chi credere, o se volete, quanto è attendibile la fonte? Perché è indubbio che Internet ha portato la notizia dal produttore (il fatto che accade) al consumatore (l’utente che legge), ma è anche indubbio che l’informazione locale, che è stata la promessa maggiore di Internet non è mai decollata. Ci dicevano che ognuno avrebbe potuto veicolare le sue notizie a tutto il mondo, ognuno sarebbe diventato produttore delle notizie del suo quartiere, della sua casa. Era vero, ma chi avrebbe letto queste news? E’ il cosiddetto “problema delle fonti”, che è strettamente connesso al discorso CNN che faremo nel capitolo successivo. Internet ci ha ricordato una vecchia verità fondamentale, che la notizia non esiste se non è veicolata da qualcuno e se quel qualcuno non è una persona “credibile”. Se anche ci fosse stata una webcam in diretta puntata sulle torri (a proposito, possibile che non ce ne fossero?) che avesse ripreso il tutto e rigirato su un sito casalingo, la notizia non sarebbe stata notizia se non l’avesse annunciata la CNN.
2) Il problema delle fonti: banalmente è il problema del giornalismo, accertare la veridicità di una notizia dall’attendibilità di una fonte. Più la fonte è attendibile maggior credito si può dare alla notizie e di riflesso alla fonte stessa. La CNN è diventata una fonte mondiale attendibile, e tanto basta perché chiunque cerchi uno straccio di informazione veda “prima” cosa dice la CNN. Che avreste fatto se il sito “MyPussy.com” avesse dato per primo l’incredibile notizia che due grattacieli erano crollati a New York? Figuriamoci, minimo minimo si guarda il sito della CNN, poi semmai Repubblica.it, poi , se c’è una conferma, si torna su Mypussy.com. Ma non si crede ciecamente a MyPussy.com. Se cade una bomba sul palazzo accanto al mio non metto la notizia sul mio sito www.enricoferrari.it, ma telefono a Repubblica.it o a qualcun’altro di credibile. Poi magari le foto in un secondo tempo le metto anche sul mio sito, ma l’immediatezza della divulgazione dell’informazione non me la potrà mai dare il mio sito. A meno che non divulghi una serie di notizie di prima mano e cominci così, anche io, a divenire credibile. E’ il semplice meccanismo dell’informazione, che solo in parte è stato intaccato da Internet, ma che dalla notte dei tempi è rimasto immutato. Una volta c’erano i vecchi saggi a passare le notizia di bocca in bocca, poi i libri, per pochi eruditi scelti, e poi i moderni media, ma il problema è sempre stato quello di scegliere la fonte attendibile, che era appunto il vecchio saggio e non il fabbro del villaggio, del quale infatti non c’è giunta praticamente nessuna notizia. Ripeto, non perché non fosse degno di fiducia, ma perché non era la fonte solitamente ritenuta attendibile. Da notare che il meccanismo dell’informazione è da sempre monopolizzato ed indirizzato solo ad alcune notizie, perché, anche qui banalmente, al mondo interessa sapere solo quello che succede ai più forti, perché sono loro, (di nuovo lo dico con banalità), che decidono le sorti di tutti. Brutalmente: interessa sapere cosa succede alle persone e alle cose che contano, agli altri sono riservate briciole di informazione e giusto o sbagliato che sia non è colpa dei mass media moderni, perché è sempre stato così, che poi si debba cercare di forzare questo circolo vizioso è evidentemente un altro discorso.
Enrico M. Ferrari
Posted by: Anonimo | 26.09.01 17:13