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Pagare i contenuti? Information wants to be worthless

Si è concluso da poco un interessante dibattito su MLIST (la migliore mailing list di web marketing italiana) sulla proposta di far pagare per ricevere gli aggiornamenti della lista. La parola fine l’ha messa Elena dicendo che, no, MLIST non si pagherà. Ma a supporto della gratuità dei contenuti arrivano altre due voci eccellenti.
La prima è quella di Slashdot che decide di far pagare, ma non per vedere i contenuti, bensì per levare la pubblicità, la seconda è quella del cyber-vate Bruce Sterling che, parlando di open content e blog, titola così :“Information wants to be worthless".

Tutto è partito da un sondaggio, in cui si chiedeva quante persone fossero disposte a pagare per ricevere ogni giorno la lista di web marketing MLIST. Il dibattito ha infiammato la lista per un po’, fino ad un intervento conclusivo di Elena (la moderatrice) che, semplificando, dice no al canone di abbonamento, perché MLIST è una passione.

Nessuno ha posto poi in questo caso una delle questioni che rendono particolarmente spinoso il temadel pagamento delle comunità. Ogni comunità vive non solo perché il moderatore ha un cuore grande e un portafogli nutrito. Le comunità "campano" dei contributi dei propri iscritti.

Nel caso di una comunità a pagamento quindi ci sarebbe il paradossale caso di una persona che, per poter scrivere il proprio contributo, paga l’iscrizione e contemporaneamente con il suo intervento, dà valore alla lista. Non ottenendo però una remunerazione nella moneta (sonante) con cui ha pagato, ma soltanto in fumosa e passeggera net-fame.

Gli editor di Slashdot invece questo problema se lo sono posto. Vivendo di storie segnalate dai popri lettori, dei loro commenti, della loro moderazione, proprio non potevano far pagare per vedere i propri contenuti, che, per l’appunto, non sono "propri" manco per niente, ma appartengono a tutta la comunità.

La soluzione che hanno adottato è quella di far pagare per non vedere la pubblicità. Quindi non si parla di dare valore monetario ai contributi, ma di ottenere un servizio "premium", più veloce e meno confuso, grazie all’esclusione dei banner pubblicitari.

Se davvero molte persone fossero disposte a pagare di più per non vedere la pubblicità certo vivremmo in un mondo diverso. Ma la gente (scusate il termine) alla pubblicità è assuefatta. C’è chi la ignora, c’è chi crede di ignorarla, c’è chi la guarda solo per parlarne male. Ma alla fine la "accettiamo" più o meno tutti come un male necessario.

E allora auguri a Slashdot, perché hanno fatto una scelta ragionata, anche se, secondo la mia modesta opinione, non li porterà da nessuna parte.

Mentre rimuginavo su tutti questi temi sono stato illuminato dalla coerenza visionaria di Bruce Sterling. Il suo ultimo pezzo pubblicato sull’Austin Chronicle titola: "Information wants to be worthless", parafrasando la celeberrima frase "Information wants to be free".

Free significava libera nell’originario intento di chi la pronunciava. E’ ancora più vero oggi in una Internet dove i portali falliscono e i weblog proliferano, ma anche in un ulteriore e diverso senso.

L’informazione non solo vuole essere libera, ma anche gratuita. E la dimostrazione sta proprio nei media collaborativi, nel contenuto autoprodotto, ovvero nelle diverse forme della "partecipazione editoriale" che sono state sintetizzate dai blog. E anche Sterling ha aperto il suo: Schism Matrix.

Allora chiudete i vostri portali e aprite un blog. Con i contenuti su Internet i soldi non si fanno.


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