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29.05.02

Benvenuto Clarence. Si, ma...

Sorpresa delle sorprese. Un portalone si è iscritto a >skip ads. Accidenti, lo stesso portale ha messo >skip intro tra i link preferiti. Perbacco, tutti gli altri link sono a weblog. Sì, ma >skip ads non era nato per i blog e per le associazioni?
A me è sembrato che attenersi alla "regola" per cui un sito commerciale non è benvenuto in >skip ads non avrebbe fatto onore a "quarantadue", una rubrica quotidiana interessante ed originale che per tanti versi ricorda un weblog. E così anche Clarence è entrato a far parte di skip ads.
Ma forse qualcuno ha una opinione diversa...

3G ovvero la storia della bolla speculativa europea

Business Week propone una analisi fredda e ragionata della bolla speculativa europea nata intorno alle promesse della 3G e dell'UMTS. Stephen Baker ci va giù duro nel criticare tutti: i governi per aver fatto prezzi così alti per le licenze, gli operatori per averle pagate, i fornitori di tecnologie per le loro promesse mai mantenute.
Un documento da conservare.

Generator, net art generativa

È in corso presso la SpaceX gallery di Exter (Inghilterra), Generator, una mostra d'arte elettronica generativa che connette lavori con peculiarità grafiche, letterarie e musicali con le teorie del caos e della complessità, e con le tecniche di reti neurali e vita artificiale che stanno alla base della generazione automatica.

Oltre ad un'interessante parte offline, è la parte dei lavori in rete quella che maggiormente rende il peso del tema sperimentabile direttamente e a distanza. L'elenco degli artisti presenti è lungo e comprende Stuart Brisley e Ade Ward con 'Ordure::real-time' una grande proiezione di un'immagine digitale che perde gradualmente i suoi dati, diventato una sorta di scarto digitale pixel dopo pixel, Jeff Instone + Joanna Walsh con 'Oulibot', un lavoro ispirato da OuLiPo (Ouvroir de Litterature Potentielle), un gruppo di matematici e scrittori sperimentali che hanno sviluppato ques'agente che ricerca e ricontestualizza testi dal web, Alex McLean e il suo 'forkbomb.pl', già presentato all'ultimo Transmediale, la fantomatica Netochka Nezvanova con 'genograph (a proposal)', un progetto pieno d'idee affascinanti, Colin Sackett e Jo Walsh con 'extendedssayes', un saggio collettivo scritto in righe di lunghezza progressiva, Cornelia Sollfrank con 'net.art generator + female extension', una serie di lavori autocomponenti e una raccolta di link in tema, STAR con 'vivaria', una raccolta di lavori di artificial life e sistemi generativi, Ade Ward con il suo celebre 'Auto-Illustrator' e infine Zoë Irvine con 'Magnetic Migration Music' con una raccolta di registrazioni su nastro 'trovate nelle strade e spedite all'autore'. Complessità, caso, forme di vita artificiali e organicità delle informazioni, tutti questi temi emergono dai lavori, che enfatizzano tutti l'apparato processo produttivo, rendendo il titolo della manifestazione ('generator') riferito alla persona, al sistema e ai risultati che esso genera.

Prime offerte Wi-Fi di Telecom e Albacom: una bufala

Che bufala! Albacom e Telecom si affrettano a presentare la loro offertucola Wi-Fi e cosa ne esce fuori? Che ti portano un cavo, mettono in piedi la connessione ADSL/HDSL e ti affittano un hub 802.11 per gestire la tua Wireless LAN privata. Questo sarebbe il wireless quindi: ti metti una rete senza fili a casa tua. Altre aree coperte? Nessuna. Possibilità di accedere da luoghi pubblici? Nessuna. Possibilità di accedere alle reti Wi-Fi già esistenti ad esempio a Fiumicino? Nessuna (si accede con la stessa scheda, ma pagando un ulteriore abbonamento ai gestori della WLAN dell'Aeroporto di Roma).
Scusate tanto, ma questa non è un'offerta wireless.

26.05.02

Nubi di ieri sul nostro domani odierno (RaiNet e IlNuovoTG)

Due dei progetti Internet italiani più ambiziosi rischiano grosso. Si tratta di Rai Net, la società mangiasoldi del gruppo Rai dedicata ai servizi Internet, che potrebbe chiudere nella ristrutturazione che segue la nomina del nuovo direttivo Rai e de IlNuovoTG che sarebbe in procinto di mandare a casa buona parte della redazione.
Entrambe le notizie vengono dal Barbiere.

Desperately Seeking Aronofsky (Requiem for a Dream, Pi Greco)

Più cyber di Matrix, più ambientale di Blade Runner, più ossessivo di Tetsuo (di cui peraltro si riconosce una certa influenza) Pi Greco è un film pieno, perfettamente definito, magicamente messo in insieme tra la splendida recitazione del poliedrico Sean Gullette, la magica regia di Darren Aronofsky e le ipnotiche musiche di Clint Mansell, di Authreche e degli Orbital.

Peccato che il film sia nei recessi di qualche distributore, come il successivo film di Aronofsky, quel "Requiem for a Dream" esaltato dalla critica dei principali festival internazionali, che in Italia latita, tanto da essere citato nella sezione "Missing" dell'ottimo Darkstar Cinema.

Entrambi i film, visto il successo che hanno riscosso negli Stati Uniti, sono facilmente reperibili in DivX. Quindi armatevi del vostro programma di file sharing preferito, di pazienza e fate partire il download di questi due capolavori. Nella speranza che il distributore italiano si svegli e ci conceda una visione legale dei questi due film.

Per saperne di più vi consiglio i due siti ufficiali. Pi Greco (curato dal protagonista Sean Gullette, che è anche designer e scrittore) e Requiem for a Dream (dove siamo inondati dalla versione Flash delle peggiori ansie generate dal film).

Parole chiave e contenuto

Si farnetica da tempo sulla cosiddetta crisi dei contenuti. Ma vale la pena offrire contenuti? Forse si, forse no, ma a tirare è sempre quello. Il navigatore viene sempre attirato da donzelle discinte e free.

Mi sono permesso di effettuare una breve e sintetica analisi delle statistiche del mio sito. Le conclusioni non sono certo nuove ed inaspettate, ma quel che mi chiedo è se vale veramente la pena darsi da fare per... un pugno di seghe. Lancio la prima campagna mediatica pensata da un illusionista. Li attiro con porno, seghe e companatico e gli propino arte, musica e lambrusco.
Partecipate numerosi!

Virus in mostra

L’organizzazione tedesca Digitalcraft inaugura oggi a Francoforte una mostra dedicata al fenomeno dei virus informatici. Ormai entrato a pieno diritto nella schiera eletta dei prodotti d’arte, il virus viene indagato sia come campo di sperimentazione creativa sul codice che nei suoi risvolti psicosociali. I love you - computer_virus_hacker_culture, aperta sino al 13 giugno, si avvale della partecipazione di Jaromil, epidemiC, Florian Cramer, 0100101110101101.ORG e Eric Chien della Symantec. L’evento comprende una mostra, alcune tavole rotonde e la pubblicazione di un ampio catalogo che contiene interessanti testi teorici (consultabili anche on line) di autori come Franziska Nori, Alessandro Ludovico e Florian Cramer. (valentina tanni)
Digitalcraft

Il trova-cessi e' la killer application della 3G

Robert Kahn, uno degli inventori del TCP/IP, in una intervista al Washington Post afferma che uno dei servizi di maggiore successo nel campo dell'Internet Mobile sarà la possibilità di consultare l'elenco dei bagni pubblici più vicini.
Techdirt, che sul campo non desidera essere secondo a nessuno, prende la palla al balzo e annuncia una partnership con urinal.net. Attiveranno il servizio appena possibile.

24.05.02

I ragazzini del web sono cresciuti: adesso parliamo dei nostri diritti!

Sono felice di farvi sapere che un piccolo gruppo ex entusiasti della "gnu economy" ha dato vita ad un progetto chiamato Neodiritto. E' uno spazio per parlare, finalmente, dei diritti di chi lavora nel magico mondo web. Dopo i fasti della prima ora, tutti siamo caduti dal pero e ci chiediamo: "e adesso?".

Quello che nasce dalle nostre riflessioni, è uno spazio di approfondimento sui temi legati al mondo del lavoro, con uno sguardo speciale ed affettuoso a tutti i colleghi della new economy. Si parla di flessibilità, di collaborazioni (Co.Co.Co), di mobbing e delle sorti "magnifiche e progressive" della grande Rete. Possono collaborare tutti, con articoli e opinioni nel forum.
Vi aspettiamo!

23.05.02

Di M., interinale Adecco, e della CGIL

M. é andato alla CGIL. Interinale in Adecco ha deciso, dopo alterne vicende, di iscriversi al sindacato.
Le ultime vicende hanno a che vedere con le storie successe in Adecco, a Palermo, qualche settimana fa.


Cominciamo dall'inizio.
Il Manifesto pubblica un'inchiesta, un articolo sull'Adecco. L'articolo fa il giro degli uffici Adecco, prima a Palermo, poi in giro, per fax, per degli uffici non solo siciliani. Scoppia un bordello. Una funzionaria (?!) si riconosce, nei modi, nei metodi di/da caporale, e siccome l'articolo del giornale è molto verosimile (ahi, che finezza!, non scrivere "l'articolo denuncia minimo comportamento anti-sindacale e mobbing) si dimette (o viene dimessa, come usa molto da queste parti).
[Già: come suona "licenziati da Adecco" piuttosto che "dimissionari"?]
Contemporaneamente, o quasi, a M. viene fatta intravedere la possibilità concreta del rinnovo del contratto per altri nove mesi. Caso vuole, però, che in seguito all'articolo del giornale, M. voglia aggiungere qualcosa, e manda una lettera al Manifesto. All'arrivo della presunta notizia della conferma, M. "si precipita" a riscrivere al Manifesto, chiedendo che almeno si ometta la firma.
Troppo tardi (o no?).
Fatto é che qualche giorno dopo, comunque, sul Manifesto spunta la lettera di M. con tanto di nome e cognome.
La valenza politica di quest'avvenimento é straordinaria. Almeno pari alla disattenzione dei compagni del Manifesto. Ma tant'é...
"M., mica vorrai farci tutta la vita, in Adecco, no?"
M. si é appena brillantemente laureato.
"No, no! Figurati!... " risponde senza esitazione.
Intanto, arriva una nuova notizia: il contratto, per quanto rinnovato per altri nove mesi, prevede comunque un mese di prova.
Ma come???
La "normale" assunzione a tempo indeterminato prevede tre mesi di prova, e una, a tempo determinato, e di soli nove mesi, e dopo un precedente analogo contratto, ne prevede uno? NON SARA' TROPPO!??
Inutile dirlo, ma intanto è già stato comunicato a M. che non ha superato il periodo di prova... E, indovinate un po'?!, che gli conviene dimettersi, piuttosto che avere il curriculum infangato dal non aver superato il periodo di prova.
A questo punto scatta puntuale (e solitamente "inesorabile") il MOBBING. Tutti, e sottolineo TUTTI i colleghi di M., davanti alla decisione di M. di non dare le dimissioni in ogni caso, e quindi di aspettare la lettera, a dirgli: "Io non sono d'accordo...", "Io mi dimetterei...", e via discorrendo, ad assecondare (minimo) se non addirittura ad avallare ed a sostenere una politica aziendale banditesca. Del tipo... Sapevate che in occasione dello sciopero generale del aprile scorso la sede Adecco di Milano ha chiuso per timore di disturbi da parte dei soliti facinorosi, ma ai "dipendenti" è stato ingiunto di chiedere "un permesso" per le ore della chiusura?
M. va alla CGIL. Gli hanno suggerito il cognome di un sindacalista, e gli sembra giusto che adesso, vista la presa di coscienza, le decisioni si tingano di un colore istituzionale.

Non siamo forse i nipotini di Berlinguer?

T. é tornato entusiasta come un bambino dalla colonia estiva, dalla manifestazione nazionale del 23 marzo indetta dalla CGIL. Di storia PCI, a lungo fuori dalle dinamiche partecipative dell'impegno, ha più volentieri - un po' come molti fra noi, per anni - seguito la politica più dai giornali, o con qualche conversazione, che nelle sezioni o in piazza.
Ho mantenuto le mie riserve, ma guardarlo con gli occhi contenti di chi ha odorato la folla ha fatto il suo effetto.
Mi tornano in mente delle parole di Toni Negri, sul riformismo.
Sono del 1981.
...il riformismo è sacrosanto e può essere un programma efficiente quando venga inteso come schema di avanzamento nelle relazioni fra soggetti di classe ...
Meglio però che riporti il periodo fino alla fine.
Purtroppo, non certo per colpa mia, ogni volta che nella mia storia politica ho incrociato il riformismo, sempre questo si è mostrato invece come politica di repressione. Imparai allora che quando il riformismo parla di conflittualità è solo perchè la vuole comandare e ridurre, quando parla di progresso considera quest'ultimo come un mercato da estendere. In effetti, per essere riformisti veraci occorrerebbe essere rivoluzionari veraci: il riformismo è un assetto socio-politico che non può darsi se non come equilibrio di una forte dinamica dei rapporti di classe - e solo come validazione di una forte pulsione soggettiva...
Ma questo con la nostra storia non c'entra niente.

Insomma M. va alla CGIL

"Lei di che contratto è?"
La prima domanda. Il contratto di M. è quello del commercio.
"Stanza numero 5" - o forse - "Primo piano in fonda al corridoio la stanza a destra" - o qualcosa del genere.
Finalmente il colloquio con la sindacalista.
"Ma come? Aspetta la conferma e si vuole iscrivere? Ma lei deve fare vertenza? No? E allora non c'è fretta... Ma anche se deve fare vertenza... Non c'è fretta, non importa... Non serve!...
E fu così che M. non si è iscritto alla CGIL.

Un'immaginazione è un'idea mediante la quale la mente considera una cosa come presente; essa però indica più lo stato presente del corpo umano che la natura della cosa esterna.
Baruch Spinoza citato in PIPE-LINE di Toni Negri, Einaudi, 1983 (sono le lettere da Rebibbia, NdOnnivora)




Sul Manifesto del 15 maggio 2002 abbiamo letto:

CGIL
In Sicilia arriva Sabattini

Cambio della guardia imprevisto al vertice della Cgil Sicilia: presto, al posto dell'attuale segretario regionale Aldo Amoretti, potrebbe sedere sulla poltrona sindacale più importante dell'isola Claudio Sabattini, bolognese, ex segretario generale della Fiom. Il cambio dei due non è ancora ufficiale, ma l'ipotesi è trapelata dal segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, che ha indicato per l'ex leader della Fiom «un impegno in un'importante struttura territoriale della Cgil in una zona di frontiera». E lo stesso Amoretti, in una nota, conferma la notizia di un «imminente cambio della guardia al vertice del sindacato regionale». A sua volta, Amoretti, con alle spalle già 32 anni di lavoro al sindacato, dovrebbe ricoprire il ruolo di presidente del patronato Inca.





Manco a dirlo, ci auguriamo che questo segni, nella periferia dell'impero, la conferma dell'inversione di tendenza già annunciata da Cofferati rispetto alle relazioni con TUTTI i lavoratori atipici, ipotizzando una maggiore attenzione all'emergenza in cui vivono già i pochi occupati o sottoccupati da queste parti.

Onnivora, 23 maggio 2002

Ancora su Adecco, in Onnivora: L'Adecco entra nelle scuole grazie alla riforma Moratti

21.05.02

Tre buone ragioni per abbandonare KaZaA

Vi offro (gratuitamente) tre ottime ragioni per abbandonare KaZaA:
1. è pieno di spyware
2. contiene il primo "spynetwork" (si chiama AltNet ed è stato attivato lunedì)
3. sia la versione commerciale che KaZaa Lite sono vittime di Benjamin, un worm non particolarmente pericoloso, ma sicuramente scocciante.

L'MP3 e la vivisezione degli album

Lasciate perdere quelli che vi dicono che l'MP3 ci ha privati del piacere di scartare, toccare e vedere fisicamente i dischi. Nostalgia a parte abbiamo però perso qualcosa... e ne abbiamo "aggiunta" un'altra. Il concetto di album è caduto nell'oblio e un nuovo "sound" si sovrappone a tutta la musica digitale che ascoltiamo.

Dall'avvento dell'MP3 digerisco più musica, ma in modo diverso. Basta mettere un CD Audio dentro il PC e convertirlo in comodi MP3 che avviene la prima distorsione, non certo dell'eccellente qualità sonora, ma dell'ordine dei brani.

I brani MP3 tratti dal disco vengono ordinati alfabeticamente, per dimensione, per data, ma non li ritroverai mai nella sequenza originale, quella pensata dall'artista.

Quando apri Winamp e metti il nuovo acquisto in playlist la frittata è fatta, con buona pace del percorso emozionale, del viaggio che l'artista ha pensato dalla prima all'ultima traccia.

Ma quando viene meno il CD originale il punto di vista sull'ascolto cambia totalmente. Dall'unità originaria "Album" si passa alla nuova unità minima "brano".

E' la singola traccia l'entità con cui l'ascoltatore digitale interconnesso si trova ad operare. Una traccia da disporre in compilation sempre diverse, in playlist ora costruite in giustapposizione, ora in similitudine, fino a che non giunga lo "shuffle" a confondere definitivamente le carte.

La ricerca di MP3 in Rete, poi, non fa che peggiorare le cose. Audiogalaxy alla ricerca di un artista propone un elenco per popolarità (e spesso ci sono grosse sorprese) oppure la lista alfabetica di tutti i brani dell'autore, disconoscendo completamente l'album di appartenenza.

Kazaa ogni tanto si ricorda che esistono gli album, ma la confusione generata dai suoi utenti impedisce di scaricarli in modo sistematico.

La musica, specie quella elettronica, offre volentieri il destro alla fruizione per brano. Le band che finiscono in discoteca mettono ancora sul mercato i "singoli", ed ecco che tecnologia e intenti dell'artista coincidono. Ma fuori dal ristretto ambito della house l'assenza dell'album si fa sentire.

Ci siamo abituati a sentire i "live" in modo scoordinato, a dissezionare in unità più piccole dischi che andrebbero ascoltati dall'inizio alla fine in religioso silenzio. Ci siamo dimenticati dell'album e, per di più, abbiamo aggiunto a tutta la musica che ascoltiamo un nuovo "sound": il ronzio della ventolina del PC.

20.05.02

Mumble, mumble... nel dubbio aggiorno le faq

Sto molto meditando sul futuro di >skip intro in questi giorni. Ho realizzato un decente "dicono di noi" dove ho anche riportato la recente (entusiastica) citazione di >skip intro fatta dallo staff di Yahoo che ha inserito questo (indegno) blog addirittura tra il meglio della settimana. Sentiti ringraziamenti.
Ma nel frattempo dell'altro bolle in pentola...

Ringraziamenti a parte sto tentando di recuperare una delle idee iniziali dietro a >skip intro, ovvero quella di essere veramente originali, e sto pensando, come potete vedere dalla frequenza dei post e dal tenore degli ultimi articoli, di lasciar perdere quell'attualità un po' trash che tanto mi piace.

Non intendo smettere di segnalare articoli interessanti da vedere in giro, ma penso che smetterò di rincorrere l'attualità come tale, provando ad approfondire meglio i temi che mi sono più cari.

Comunque questi sono solo random thoughts. Prima o poi prenderò una decisione... nel frattempo fatemi sapere la vostra.

17.05.02

I libri d'arte letteraria stampati 'on demand' di Alt-X

Alt-X, la casa editrice specializzata in letteratura elettronica, messa su da Mark Amerika quasi dieci anni fa con lo slogan 'where the digerati meet the literati', ha annunciato la sua prima collana di libri stampati 'on-demand'. Tre sono i titoli disponibili acquistabili fisicamente tramite Booksurge o il sito della stessa casa editrice: 'Hard Code', una antologia di letteratura generata da computer, 'How To Be An Internet Artist', la più recente raccolta di saggi di Mark Amerika, e 'Cows', un nuovo romanzo di Ronald Sukenick vincitore del premio nella categoria fiction dell'American Academy of Arts and Letters Award. I libri stampati vengono venduti fra i quindici e i diciotto dollari, ma il loro contenuto resta comunque gratuito da scaricare in formato pdf e palm pilot.

15.05.02

La net-economy, il sindacato e i nuovi idoli mobili

Il sindacato e la net-economy si sopportano. Gli iscritti, anche nelle e-aziende più grandi, si contano sulla punta delle dita, ma le persone realmente coinvolte nelle attività di protesta sono molte di più. Non è amore, sindacati e lavoratori della conoscenza si studiano e si corteggiano, ancora incerti della riuscita del loro "rapporto". Ma è già qualcosa.

Virgilio ha molti primati. Quello di essere stato il primo, e forse l'unico, vero portale generalista italiano, i suoi gestori sono stati i primi a fare bei soldi sfruttando le ipervalutazioni dei tempi della bolla. I dipendenti di Virgilio sono stati i primi a farsi vedere in atteggiamenti "sindacali" per protestare contro i tagli al personale annunciati dalla nuova gestione Tronchetti Provera.

Non vi nascondo di averli guardati inizialmente con uno stupore misto a scetticismo. Li vedevo protestare sotto la pioggia di Milano e pensavo "questi si sono messi a fare i sindacalisti adesso che rischiano il posto". Ma lentamente, osservando tempi, modi e soprattutto motivazioni della loro protesta mi sono accorto che non erano assimilabili ai colletti blu che picchettano la fabbrica per una revisione del contratto. Sono professionisti che sanno quanto vale il loro lavoro, quando danaro hanno portato nelle casse dell'azienda e, visto che sono gli unici artefici del successo di un azienda, visto che sanno tutto questo, chiedono rispetto anche nel licenziamento. Non si sono sentiti dipendenti fino a quel momento. Non sono stati trattati come dipendenti fino a quel momento. E ora la loro azienda li vuole trattare come dipendenti, quali non sono.

Ma qui viene il ricattone della net-economy, quello della flessibilità a senso unico, assicurata da chi sta sotto, mentre chi sta sopra specula e poi scappa. Se ci riesce.

Si rischia tutti insieme. Se va bene gli investitori scappano e gli artefici del successo restano in mutande. Se va male restano tutti in mutande, ma gli investitori comunque ce l'hanno corazzate, vanno da Armani, si rifanno un completo, rifinanziano un e-business e sono di nuovo sulla cresta dell'onda.

E' con realismo che allora i dipendenti, che non si sentono tanto dipendenti se non dalle scelte degli investitori, non fanno richieste assurde. Chiedono di essere trattati come sono stati sempre trattati: con garbo, rispetto per le loro capacità e, soprattutto, per la loro intelligenza che gli consente di vedere tutti gli inghippi che ci sono dietro a nuovi piani industriali, licenziamenti, chiusure, congelamenti.

Ma ecco che di fronte alle borse anche le certezze più solide dell'imprenditoria contemporanea vengono a cadere. Va bene che Virgilio, LaNeTro, Bid (solo per citare le net-company i cui dipendenti sono in agitazione al momento) riducono gli investimenti e rimodulano i modelli di business, ma che ci fanno in piazza quelli delle telecomunicazioni mobili? Sono stati trovati dei confini dentro cui vivere? "Come stanno" quelli delle TLC? Quel futuro che non c'era, ci sarà mai? La telefonia vive un conflitto generazionale?

Se c'è una distinzione tra le net-company e le società di TLC era nelle infrastrutture. Gli operatori di telecomunicazioni sono vincolati da costi altissimi per le infrastrutture, per non parlare delle licenze, e questo dava sicurezza ai mercati e ai lavoratori che capivano di avere a che fare con gente convinta di quello che faceva. Vuoi che uno poco convinto pianifichi di investire 10.000 miliardi di lire in dieci anni?

Queste certezze sono crollate e anche qualche dubbio, in cuor mio, non se la passa molto meglio. Licenziatari del lucrosissimo GSM in corso di liquidazione (Blu), licenziatari UMTS (Ipse 2000) che pagano 6.000 miliardi di lire una licenza e poi la vogliono mettere nel congelatore, insieme ai dipendenti, per poi cedere tutto in blocco al migliore offerente. Ma dove siamo finiti? Ve lo dico io: nelle telecomunicazioni azionarie.

Un tempo c'erano mercati dove la clientela la faceva da padrone. Il cliente sceglieva il prodotto, l'azienda aveva successo. Ora no, sono le borse e il loro "sentiment" a decidere se vali o meno. La borsa scende, tu aumenti la clientela. Quale dei due fattori conta di più? La borsa. E allora che sia liquidazione o congelamento, riduzione del personale o licenziamenti. Basta che la questione non venga rimessa al mercato vero, quello delle telecomunicazioni, dove i soldi non mentono.

Il rifiuto della logica azionaria che schiaccia quella dei legittimi mercati delle aziende è il filo conduttore del "sindacato della net-economy", dove, con molto realismo, si analizzano le ragioni degli investitori, non più visti come semplici "pardoni", con tutte le accezioni sadomaso del termine, ma come investitori sprovveduti, che, avendo sbagliato i calcoli, danneggiano chi ha fatto della conoscenza una professione milionaria (in lire, mica in euro!).

Ben vengano quindi manifestazioni "a la" sindacato se hanno motivazioni nuove, non contenute in micragnosi contratti e incomprensibili piattaforme, ma dettate dalla comprensione profonda delle logiche finanziarie internazionali. E che si sappia che non solo Internet è stata pompata dalle borse all'inverosimile, ma che anche la Terza Generazione è una banderuola, una illusione creata dai Nokia, dagli Ericsson, dai Motorola nell'idiota tentativo di crearsi la propria bolla. Ma sono tutti arrivati fuori tempo massimo e non hanno avuto l'intelligenza di guardare il NASDAQ rantolare e fare la scelta giusta, cambiando piani, allontanandosi dai nuovi idoli chiamati 3G e UMTS.

10.05.02

Scully, devo dirti una cosa. Amo il vicedirettore Skinner

Centinaia di siti e archivi online, fandom ispirati a ogni genere di serie televisiva, un esercito di autori/lettori in stragrande maggioranza di sesso femminile. E protagonisti rigorosamente gay. E’ lo slash, un fenomeno narrativo e di costume che attraverso la Rete ha raggiunto dimensioni esplosive.

Quando David Duchovny a metà degli anni Novanta dichiarò "I am not the Internet sex symbol for nothing" riferendosi alla proliferazione di siti che lo riguardavano, probabilmente non immaginava che Fox Mulder, l’agente dell’FBI da lui interpretato in X-Files, lo avrebbe surclassato in Web come protagonista di centinaia di pagine di fanfiction, il genere narrativo creato e alimentato dagli appassionati di serie tv, fumetti o film. Ciò che sicuramente non immaginava erano le caratteristiche del Mulder virtuale: canonici il tic di mangiare semi di girasole, l’ossessione per i rapimenti alieni, l’abbigliamento da cassamortaro in libera uscita; meno canonico l’orientamento sessuale. L’oggetto del suo desiderio infatti non è Scully, bensì di volta in volta Krycek, Skinner, più di rado i Lone Gunmen o l’Uomo che Fuma, ma nella casistica non mancano Bigfoot o un Elvis Presley redivivo. Come dire: da sex symbol a slash symbol.

Mulder non è il solo e nemmeno il primo ad aver subito questa trasformazione. Gli albori risalgono agli anni Settanta, quando un gruppo di appassionate di Star Trek iniziò a scrivere racconti che vedevano il rapporto fra il capitano Kirk e il dottor Spock prendere rotte non contemplate dai loro creatori. Lo slash, così chiamato per l’abitudine di separare i nomi dei protagonisti o le loro iniziali tramite per l’appunto uno slash (Kirk/Spock, ovvero K/S), costituiva una corrente di nicchia, i cui prodotti venivano diffusi tramite fanzine in tiratura minimale: tutto ciò fino alla diffusione della Rete, che ne ha sancito l’esplosione come fenomeno di costume analizzato anche in ambito accademico.

Per ripercorrerne la vicenda non basterebbe un trattato: qui basti sottolinearne alcune caratteristiche, costanti anche nei fandom più disparati. Le più salienti sono quelle di essere creato e fruito da un pubblico femminile, e di vedere come protagoniste coppie - anche allargate - dello stesso sesso, perlopiù maschile: due aspetti che appaiono interconnessi, e che non mancano talvolta di creare disturbo.

La prevalenza di donne viene spiegata con due fattori: la loro maggiore abitudine a scrivere e leggere e la natura stessa del genere, caratterizzato da coppie dello stesso sesso ma anche da un erotismo spesso decisamente esplicito. Quest’ultimo tratto dovrebbe, in teoria, interessare un pubblico maschile, a patto che non abbia riserve verso l’omosessualità. La latitanza degli uomini come autori e fruitori è stata motivata come segue, con tutte le banalizzazioni del caso: dove per le donne ha importanza il potere evocativo delle parole, i maschi necessitano di una stimolazione visiva, senza la quale l’interesse cade.

E’ proprio l’omosessualità (o omosessualizzazione) dei protagonisti, comunque, ad aver creato maggiori problemi agli esegeti, i quali non si spiegano come mai legioni di scrittrici e lettrici abbiano interesse a figurarsi un dinoccolato G-Man impegnato in atti di inconsulta passione con un doppiogiochista monco, o con un vicedirettore dell’FBI la cui fronte arriva a mezza nuca. Diverse le teorie postulate, nessuna delle quali convincenti, quando non ridicole: la scarsità in serie e film di forti personaggi femminili da affiancare ai protagonisti maschili, o la possibilità, tramite l’identificazione con un uomo, di eliminare il senso di colpa causato dall’interesse per la narrativa erotica; altri sostengono che grazie allo slash le donne, ingabbiate in una società che le relega tuttora in un ruolo subordinato, possano provare l’ebbrezza di essere puppeteer nei confronti dei maschi, o che il genere sia nato in virtù di un interesse, considerato dalla morale corrente come inconcepibile per le donne, speculare a quello tradizionale degli uomini per l’omosessualità femminile. La spiegazione definitiva non esiste, o se c’è suona più o meno come in Muldertorture, un classico slash (o più propriamente meta-slash) basato su X-Files: they do it because it’s fun.

Motivazioni a parte resta l’ampiezza del fenomeno, che in Rete ha raggiunto livelli vertiginosi. Non solo sono centinaia i siti dedicati alle serie più diverse (oltre a quelle citate si segnalano la pressoché sconosciuta in Italia Oz, Buffy, Law & Order, e anche gli appassionati di vintage e manga hanno la loro nicchia con racconti e interi archivi dedicati ad esempio a Starsky & Hutch, Twin Peaks e Gundam Wing), ma da anni si registra un’attenzione per stile e contenuti da rivaleggiare con una cattedra dell’Ivy League: in Web si moltiplicano manuali di stilistica, dettami per la corretta caratterizzazione dei personaggi, informazioni sulle dinamiche dell’erotismo gay e della psicologia maschile (celeberrima fra gli addetti ai lavori la guida Sex tips for slash writers), associazioni per la difesa e promozione dello slash di qualità. Creato dalla passione di piccoli gruppi, lo slash è oramai una corrente di massa: della nicchia conserva certo gergo da iniziati e tante sigle (corrispondenti ad altrettanti sottogeneri specifici) da far la gioia di un esperto di acronimi, ma è crescente la sua diffusione, e con essa la consapevolezza di creare un genere che, nato come derivazione, sta conquistandosi una dignità narrativa; non a caso alcuni fra i racconti più corposi si presentano come veri e propri prodotti editoriali, con tanto di copertine e immagini dedicate (splendide, nel caso di X-files e non solo, quelle create dalla Theban Band).

Non tutto lo slash ha ovviamente pari qualità: come per il cartaceo, la quantità di zavorra è notevole, ma le perle non mancano. Coloro che, come chi scrive, sono X-Phile, troveranno nei racconti di Torch gioielli di psicologia mulderiana e krycekiana, ambientazioni cesellate, uno stile di qualità filmica e trame che avrebbero molto da insegnare ai creatori della serie, completamente sconciata nelle ultime stagioni. Chi è curioso si potrà avventurare in una no man’s land in cui un folto gruppo di donne scrive e legge cose che per le concezioni correnti sarebbero loro aliene. Chi è stanco degli stereotipi sull’omosessualità troverà storie d’amore complesse, tormentate, difficili da gestire, mai bidimensionali. Chi prova nostalgia per un programma scomparso dagli schermi avrà modo di riscoprirne le atmosfere, o di scoprirne altre.
Welcome to slash.


Su Internet:
Slash Fan Fiction on the Net
Fanfiction Websites (Slash and Gen)
Strange Places.net – Fanfiction
SlashCity.net

09.05.02

Aspettatevi di tutto (>skip intro ha un nuovo server)

Okay, ho smesso di contare il numero di macchine che sono state dedicate a gestire questo sito. Sappiate comunque che il serverino è nuovo. Quindi appena scoprite qualcosa che non va fatemelo sapere e, comunque, aspettatevi di tutto.

08.05.02

Net-economy in lotta: IPSE 2000 e Bid.it

I dipendenti di IPSE 2000 tentano di stimolare l'interesse del governo per i problemi del consorzio UMTS con un sit in al Ministero delle Attività Produttive e con un restyling del sito IPSE DOSMIL.
Chi invece accede a bid.it viene accolto da un messaggio davvero poco rassicurante da parte dei dipendenti della società che sono in sciopero dalla fine di aprile "perché non percepiscono lo stipendio da sette mesi". I dipendenti in lotta hanno realizzato un sito di protesta e coordinamento: pollo di gomma.

Claudio Sabelli Fioretti: giornalista e bloggatore

Claudio Sabelli Fioretti, ex direttore dello splendido Cuore, decide di pubblicare un sito personale e ne esce fuori un blog.
Max di Pioggia Acida lo ha intervistato in proposito.

07.05.02

Il vostro webmaster e' una pippa

La vacanza mi ha ritemprato. Presto tornero' ai consueti aggiornamenti, per il momento mi devo preoccupare del numero di akari che la mia (non troppo) sicura macchinetta ha raccolto nelle ultime due settimane. Vabbe' che non sono un genio di Linux, ma qui c'e' una proliferazione di simpatici "amici del terminale" che infestano la mia server farm. E mi tocca passare alle soluzioni drastiche.

Passi che dopo piu' di 6 mesi che è online un buontempone sia entrato sul server di >skip intro. Ma che un tipo sia entrato sulla nuova macchina, che ancora non avevo protetto e configurato, il giorno stesso che l'ho installata, mi ha fatto davvero incazzare...

Il risultato è che dovrò accantonare per il momento Linux in attesa di ri-imparare a proteggere questo tipo di sistema. Non vi dico quindi su cosa girerà il nuovo >skip intro...

Sono pronto al flame e sì, lo ammetto, sono disposto anche a scriverlo sulla lavagna, sono proprio una pippa.

Internet vista dalla provincia

Due coppie. Una più giovane, una più anziana, in una inversione e un conflitto generazionale. Gli attempati retaioli provano ad educare al computer due giovani tutti presi dalla bici e, udite-udite, dal lavoro a maglia. Non posso che parlarvi di loro.

L'altra sera ho assistito ad uno scontro generazionale. In un ristorante della riviera toscana ho inavvertitamente colto una conversazione tra due coppie. Un lui e una lei sui sessanta, un lui e una lei su quaranta, provenienti dal grossetano, due coppie per niente metropolitane.

La conversazione, dopo aver toccato leggiadramente la qualità del pesce e la storia delle crociate, termina nella trattazione della Rete. Qui con mia sorpresa i quattro si schierano a due a due su fronti opposti. Mentre i sessantenni godono del piacere di approfondire le notizie in Rete, accedono alla documentazione dei siti indipendenti come di quelli del vaticano, godono nell'uso del computer come di una immensa biblioteca dal semplice accesso, i quarantenni, dapprima perplessi dalla cyber-sapienza dei loro attempati amici si scagliano con fare luddista contro l'oggetto-computer e i suoi diversi usi. Le motivazioni sono le più disparate: la rete è un luogo insicuro, alcuni ragazzini sono entrati alla NASA (vi rendete conto!), poi il computer è una droga, mio figlio ci si attacca e non c'è verso di farlo smettere. Pensa che per colpa del computer mio figlio è ingrassato.

Lei, la quarantenne, ha modi di svagarsi più sani. Propone, infervorata, diverse alternative alla tastiera e lo schermo. Lei va in bicicletta, fa passeggiate e se proprio ha tempo da perdere, lavora a maglia. Sono passatempi sani e soprattutto non ingrassano.

Segno dei tempi. Segno che ovunque, come nel grossetano, ci si può aprire ad un mondo che si fa sempre più vicino. Segno che è finita, anche nella provincia italiana, la fase pionieristica della Rete, che ora appartiene a chi la vuole usare, non più soltanto a chi la sa usare.


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