Di M., interinale Adecco, e della CGIL
Le ultime vicende hanno a che vedere con le storie successe in Adecco, a Palermo, qualche settimana fa.
Cominciamo dall'inizio.
Il Manifesto pubblica un'inchiesta, un
articolo sull'Adecco. L'articolo fa il giro degli uffici Adecco, prima a Palermo, poi in
giro, per fax, per degli uffici non solo siciliani. Scoppia un bordello. Una funzionaria (?!) si riconosce, nei modi, nei metodi di/da caporale, e siccome l'articolo del giornale è molto verosimile (ahi, che finezza!, non scrivere "l'articolo denuncia minimo comportamento
anti-sindacale e mobbing) si dimette (o viene dimessa, come usa molto da queste parti).
[Già: come suona "licenziati da Adecco" piuttosto che "dimissionari"?]
Contemporaneamente, o quasi, a M. viene fatta intravedere la possibilità concreta del rinnovo del
contratto per altri nove mesi. Caso vuole, però, che in seguito all'articolo del giornale, M.
voglia aggiungere qualcosa, e manda una lettera al Manifesto. All'arrivo della presunta notizia
della conferma, M. "si precipita" a riscrivere al Manifesto, chiedendo che almeno si ometta la
firma.
Troppo tardi (o no?).
Fatto é che qualche giorno dopo, comunque, sul Manifesto spunta la lettera di M. con tanto di
nome e cognome.
La valenza politica di quest'avvenimento é straordinaria. Almeno pari alla disattenzione dei
compagni del Manifesto. Ma tant'é...
"M., mica vorrai farci tutta la vita, in Adecco, no?"
M. si é appena brillantemente laureato.
"No, no! Figurati!... " risponde senza esitazione.
Intanto, arriva una nuova notizia: il contratto, per quanto rinnovato per altri nove mesi,
prevede comunque un mese di prova.
Ma come???
La "normale" assunzione a tempo indeterminato prevede tre mesi di prova, e una, a tempo
determinato, e di soli nove mesi, e dopo un precedente analogo contratto, ne prevede uno? NON
SARA' TROPPO!??
Inutile dirlo, ma intanto è già stato comunicato a M. che non ha superato il periodo di prova...
E, indovinate un po'?!, che gli conviene dimettersi, piuttosto che avere il curriculum infangato
dal non aver superato il periodo di prova.
A questo punto scatta puntuale (e solitamente "inesorabile") il MOBBING. Tutti, e sottolineo
TUTTI i colleghi di M., davanti alla decisione di M. di non dare le dimissioni in ogni caso, e
quindi di aspettare la lettera, a dirgli: "Io non sono d'accordo...", "Io mi dimetterei...", e
via discorrendo, ad assecondare (minimo) se non addirittura ad avallare ed a sostenere una
politica aziendale banditesca. Del tipo... Sapevate che in occasione dello sciopero generale del
aprile scorso la sede Adecco di Milano ha chiuso per timore di disturbi da parte dei soliti
facinorosi, ma ai "dipendenti" è stato ingiunto di chiedere "un permesso" per le ore della
chiusura?
M. va alla CGIL. Gli hanno suggerito il cognome di un sindacalista, e gli sembra giusto che
adesso, vista la presa di coscienza, le decisioni si tingano di un colore istituzionale.
Non siamo forse i nipotini di Berlinguer?
T. é tornato entusiasta come un bambino dalla colonia estiva, dalla manifestazione nazionale del
23 marzo indetta dalla CGIL. Di storia PCI, a lungo fuori dalle dinamiche partecipative
dell'impegno, ha più volentieri - un po' come molti fra noi, per anni - seguito la politica più
dai giornali, o con qualche conversazione, che nelle sezioni o in piazza.
Ho mantenuto le mie riserve, ma guardarlo con gli occhi contenti di chi ha odorato la folla ha
fatto il suo effetto.
Mi tornano in mente delle parole di Toni Negri, sul riformismo.
Sono del 1981.
...il riformismo è sacrosanto e può essere un programma efficiente quando venga inteso come
schema di avanzamento nelle relazioni fra soggetti di classe ...
Meglio però che riporti il periodo fino alla fine.
Purtroppo, non certo per colpa mia, ogni volta che nella mia storia politica ho incrociato il
riformismo, sempre questo si è mostrato invece come politica di repressione. Imparai allora che
quando il riformismo parla di conflittualità è solo perchè la vuole comandare e ridurre, quando
parla di progresso considera quest'ultimo come un mercato da estendere. In effetti, per essere
riformisti veraci occorrerebbe essere rivoluzionari veraci: il riformismo è un assetto
socio-politico che non può darsi se non come equilibrio di una forte dinamica dei rapporti di
classe - e solo come validazione di una forte pulsione soggettiva...
Ma questo con la nostra storia non c'entra niente.
Insomma M. va alla CGIL
"Lei di che contratto è?"
La prima domanda. Il contratto di M. è quello del commercio.
"Stanza numero 5" - o forse - "Primo piano in fonda al corridoio la stanza a destra" - o qualcosa
del genere.
Finalmente il colloquio con la sindacalista.
"Ma come? Aspetta la conferma e si vuole iscrivere? Ma lei deve fare vertenza? No? E allora non
c'è fretta... Ma anche se deve fare vertenza... Non c'è fretta, non importa... Non serve!...
E fu così che M. non si è iscritto alla CGIL.
Un'immaginazione è un'idea mediante la quale la mente considera una cosa come presente;
essa però indica più lo stato presente del corpo umano che la natura della cosa
esterna.
Baruch Spinoza citato in PIPE-LINE di Toni Negri, Einaudi, 1983 (sono le lettere da Rebibbia,
NdOnnivora)
Sul Manifesto del 15 maggio 2002 abbiamo letto:
CGIL
In Sicilia arriva Sabattini
Cambio della guardia imprevisto al vertice della Cgil Sicilia: presto, al posto dell'attuale segretario regionale Aldo Amoretti, potrebbe sedere sulla poltrona sindacale più importante dell'isola Claudio Sabattini, bolognese, ex segretario generale della Fiom. Il cambio dei due non è ancora ufficiale, ma l'ipotesi è trapelata dal segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, che ha indicato per l'ex leader della Fiom «un impegno in un'importante struttura territoriale della Cgil in una zona di frontiera». E lo stesso Amoretti, in una nota, conferma la notizia di un «imminente cambio della guardia al vertice del sindacato regionale». A sua volta, Amoretti, con alle spalle già 32 anni di lavoro al sindacato, dovrebbe ricoprire il ruolo di presidente del patronato Inca.
Manco a dirlo, ci auguriamo che questo segni, nella periferia dell'impero, la conferma dell'inversione di tendenza già annunciata da Cofferati rispetto alle relazioni con TUTTI i lavoratori atipici, ipotizzando una maggiore attenzione all'emergenza in cui vivono già i pochi occupati o sottoccupati da queste parti.
Onnivora, 23 maggio 2002
Ancora su Adecco, in Onnivora: L'Adecco entra nelle scuole grazie alla riforma Moratti