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Scully, devo dirti una cosa. Amo il vicedirettore Skinner

Centinaia di siti e archivi online, fandom ispirati a ogni genere di serie televisiva, un esercito di autori/lettori in stragrande maggioranza di sesso femminile. E protagonisti rigorosamente gay. E’ lo slash, un fenomeno narrativo e di costume che attraverso la Rete ha raggiunto dimensioni esplosive.

Quando David Duchovny a metà degli anni Novanta dichiarò "I am not the Internet sex symbol for nothing" riferendosi alla proliferazione di siti che lo riguardavano, probabilmente non immaginava che Fox Mulder, l’agente dell’FBI da lui interpretato in X-Files, lo avrebbe surclassato in Web come protagonista di centinaia di pagine di fanfiction, il genere narrativo creato e alimentato dagli appassionati di serie tv, fumetti o film. Ciò che sicuramente non immaginava erano le caratteristiche del Mulder virtuale: canonici il tic di mangiare semi di girasole, l’ossessione per i rapimenti alieni, l’abbigliamento da cassamortaro in libera uscita; meno canonico l’orientamento sessuale. L’oggetto del suo desiderio infatti non è Scully, bensì di volta in volta Krycek, Skinner, più di rado i Lone Gunmen o l’Uomo che Fuma, ma nella casistica non mancano Bigfoot o un Elvis Presley redivivo. Come dire: da sex symbol a slash symbol.

Mulder non è il solo e nemmeno il primo ad aver subito questa trasformazione. Gli albori risalgono agli anni Settanta, quando un gruppo di appassionate di Star Trek iniziò a scrivere racconti che vedevano il rapporto fra il capitano Kirk e il dottor Spock prendere rotte non contemplate dai loro creatori. Lo slash, così chiamato per l’abitudine di separare i nomi dei protagonisti o le loro iniziali tramite per l’appunto uno slash (Kirk/Spock, ovvero K/S), costituiva una corrente di nicchia, i cui prodotti venivano diffusi tramite fanzine in tiratura minimale: tutto ciò fino alla diffusione della Rete, che ne ha sancito l’esplosione come fenomeno di costume analizzato anche in ambito accademico.

Per ripercorrerne la vicenda non basterebbe un trattato: qui basti sottolinearne alcune caratteristiche, costanti anche nei fandom più disparati. Le più salienti sono quelle di essere creato e fruito da un pubblico femminile, e di vedere come protagoniste coppie - anche allargate - dello stesso sesso, perlopiù maschile: due aspetti che appaiono interconnessi, e che non mancano talvolta di creare disturbo.

La prevalenza di donne viene spiegata con due fattori: la loro maggiore abitudine a scrivere e leggere e la natura stessa del genere, caratterizzato da coppie dello stesso sesso ma anche da un erotismo spesso decisamente esplicito. Quest’ultimo tratto dovrebbe, in teoria, interessare un pubblico maschile, a patto che non abbia riserve verso l’omosessualità. La latitanza degli uomini come autori e fruitori è stata motivata come segue, con tutte le banalizzazioni del caso: dove per le donne ha importanza il potere evocativo delle parole, i maschi necessitano di una stimolazione visiva, senza la quale l’interesse cade.

E’ proprio l’omosessualità (o omosessualizzazione) dei protagonisti, comunque, ad aver creato maggiori problemi agli esegeti, i quali non si spiegano come mai legioni di scrittrici e lettrici abbiano interesse a figurarsi un dinoccolato G-Man impegnato in atti di inconsulta passione con un doppiogiochista monco, o con un vicedirettore dell’FBI la cui fronte arriva a mezza nuca. Diverse le teorie postulate, nessuna delle quali convincenti, quando non ridicole: la scarsità in serie e film di forti personaggi femminili da affiancare ai protagonisti maschili, o la possibilità, tramite l’identificazione con un uomo, di eliminare il senso di colpa causato dall’interesse per la narrativa erotica; altri sostengono che grazie allo slash le donne, ingabbiate in una società che le relega tuttora in un ruolo subordinato, possano provare l’ebbrezza di essere puppeteer nei confronti dei maschi, o che il genere sia nato in virtù di un interesse, considerato dalla morale corrente come inconcepibile per le donne, speculare a quello tradizionale degli uomini per l’omosessualità femminile. La spiegazione definitiva non esiste, o se c’è suona più o meno come in Muldertorture, un classico slash (o più propriamente meta-slash) basato su X-Files: they do it because it’s fun.

Motivazioni a parte resta l’ampiezza del fenomeno, che in Rete ha raggiunto livelli vertiginosi. Non solo sono centinaia i siti dedicati alle serie più diverse (oltre a quelle citate si segnalano la pressoché sconosciuta in Italia Oz, Buffy, Law & Order, e anche gli appassionati di vintage e manga hanno la loro nicchia con racconti e interi archivi dedicati ad esempio a Starsky & Hutch, Twin Peaks e Gundam Wing), ma da anni si registra un’attenzione per stile e contenuti da rivaleggiare con una cattedra dell’Ivy League: in Web si moltiplicano manuali di stilistica, dettami per la corretta caratterizzazione dei personaggi, informazioni sulle dinamiche dell’erotismo gay e della psicologia maschile (celeberrima fra gli addetti ai lavori la guida Sex tips for slash writers), associazioni per la difesa e promozione dello slash di qualità. Creato dalla passione di piccoli gruppi, lo slash è oramai una corrente di massa: della nicchia conserva certo gergo da iniziati e tante sigle (corrispondenti ad altrettanti sottogeneri specifici) da far la gioia di un esperto di acronimi, ma è crescente la sua diffusione, e con essa la consapevolezza di creare un genere che, nato come derivazione, sta conquistandosi una dignità narrativa; non a caso alcuni fra i racconti più corposi si presentano come veri e propri prodotti editoriali, con tanto di copertine e immagini dedicate (splendide, nel caso di X-files e non solo, quelle create dalla Theban Band).

Non tutto lo slash ha ovviamente pari qualità: come per il cartaceo, la quantità di zavorra è notevole, ma le perle non mancano. Coloro che, come chi scrive, sono X-Phile, troveranno nei racconti di Torch gioielli di psicologia mulderiana e krycekiana, ambientazioni cesellate, uno stile di qualità filmica e trame che avrebbero molto da insegnare ai creatori della serie, completamente sconciata nelle ultime stagioni. Chi è curioso si potrà avventurare in una no man’s land in cui un folto gruppo di donne scrive e legge cose che per le concezioni correnti sarebbero loro aliene. Chi è stanco degli stereotipi sull’omosessualità troverà storie d’amore complesse, tormentate, difficili da gestire, mai bidimensionali. Chi prova nostalgia per un programma scomparso dagli schermi avrà modo di riscoprirne le atmosfere, o di scoprirne altre.
Welcome to slash.


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