Get a life! >skip intro va in vacanza
Per il resto occhio alla ventolina del piccì e, se ci riuscite, spegnete il vostro telefonino questo agosto.
Ci rileggiamo presto.
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Appare un mio articolo sul barbiere a commento di uno strafalcione apparso in home page. Nel frattempo partecipo in un ruolo che definirei di osservazione attiva alla protesta dei dipendenti di IPSE 2000, vado ogni tanto a Milano per qualche colloquio di lavoro (possibile che a Roma nessuno offra lavoro?) e commento (facendo notevoli errori) gli articoli che i portali scrivono sui blog.
Mentre faccio poco e nulla per >skip intro si sveglia la stampa "tradizionale" e sull'inserto economia del Corriere della Sera (non il barbiere... avete letto bene, il corriere) appare il mio nome (huhu!) e il nome di questo giornale in un articolo non proprio brillante (leggetevi in proposito anche la chiosa di massimo di dot-coma).
Abbiamo la possibilità di fargli arrivare una "lista della spesa", una serie di idee sparse che dovrebbero far parte di un paese tecnologicamente avanzato, dove i cittadini digitali possano veramente fare qualche cosa online, o in remoto via SMS o qualunque altro mezzo che riduca carta, file ed incazzature agli sportelli.
Non stiamo parlando di idee sui massimi sistemi, ma suggerimenti banali, semplici, come la possibilità di pagare tutti i bollettini online e non solo quelli di poche utenze come è adesso fattibile.
La possibilità di iscriversi a scuola mandando una semplice richiesta via email, la possibilità di ricevere sul proprio telefonino le scadenze e l'importo della propria ICI o della propria tassa della monnezza.
Cose così, pratiche, piccole, indispensabili. Se volete buttate giù una listarella, mi incarico io di farla avere al Ministero, e chissà, magari di ottenere pure una risposta sensata. Inviate pure qui come commento o a e.ferrari@mclink.it.
All'arrivo all'idroscalo due gentili hostess mi cospargono gratuitamente di un noto prodotto scaccia zanzare. Fa parte di una precisa strategia di vendita, ma nella mia mente diventa una atto di spassionata gentilezza che prepara il mio stato d'animo a ricevere.
E di bene ne riceverò molto, dal palco, durante l'esibizione degli Air. Al di là della scaletta, strana a dire il vero, il gruppo francese ha saputo dare molto ad una piccola folla attirata dall'evento francomeneghino.
Impossibile individuare tra il pubblico una tipologia di ascoltatore: poca gente acchittata, parecchie nuche pelate, qualche capello grigio. Questa l'eterogenea formazione che dà il benvenuto ai francesi, evidentemente troppo sofisticati per farsi godere da tutti.
Sul palco 5 elementi si danno il turno sugli strumenti più diversi: 3 diverse tastiere, basso, chitarre elettriche e acustiche, batteria anch'essa acustica e elettrica, persino una fisarmonica.
Gli Air suonano l'elettronica con lo stesso sentimento che richiede uno strumento acustico, balzellando con maestria tra generi diversi anche all'interno della stessa canzone. Nessuna pecca sulla tecnica, l'emozione non manca, il pubblico conosce le canzoni: il mix necessario alla riuscita dello show c'è di sicuro.
La band si presenta con il "manifesto" Electronic Performers per poi offrire un mix di pezzi più o meno recenti in una scaletta che offre tra le altre una Playground Love con una intro acustica mozzafiato ed una Dont be light di imprevista potenza, espressa tra atmosfere sospese e momenti molto rokkettari.
Intrigante la versione non effettata di Sexy Boy, splendida J'ai dormi sous l'eau. Impeccabili, ma un po' legate alla versione incisa su disco, le altre canzoni. Una sola pecca, non hanno suonato Kelly watch the stars, la mia preferita.