Mulder/Skinner: The XXX-Files
>skip intro è lieto di presentare Sottintesi (in originale Subaudition), il primo racconto slash ispirato a X-Files ad essere tradotto in italiano.
Sottintesi
Titolo originale "SUBAUDITION"
torch, 1998
flambeau@strangeplaces.net
Versione originale: http://strangeplaces.net/torch/subaudition.html
Traduzione a cura di verapeste
La lampada sul comodino aveva una base di acciaio grigio e un paralume in carta marrone; l'effetto era interessante, una combinazione di fredda tecnologia e goffa estetica del riciclaggio. La luce filtrava sull'intera superficie del letto matrimoniale, dando alle lenzuola una sfumatura dorata, accentuando il lucore dei corpi sudati. Scopavano sempre con la luce accesa. Talvolta con quella centrale, forte e metallica, ed era una scopata violenta e veloce, o lunga e sperimentale. Talvolta solo con quella lampada, e allora era semplice, priva di complicazioni, così come veniva.
Non l'avevano mai fatto a lume di candela.
Era sdraiato sulla schiena, una gamba leggermente sollevata, la mano destra appoggiata sullo stomaco, vicina alla pozza di seme che si stava raffreddando. Dopo essere rimasto ad ascoltare il respiro regolare dell'uomo sdraiato, si tirò su e gettò di slancio le gambe oltre il bordo del letto, e fece una smorfia sentendo il rivoletto freddo scivolare verso il suo ventre. Si sentiva un po' dolorante. Il cocktail di afrori nell'aria era familiare, sperma e sudore postcoitale, l'odore scialbo del lattice, persino una reminiscenza di sapone dalle lenzuola che fino a poco prima erano state fresche di bucato.
Mulder si alzò in piedi e circumnavigò i piedi del letto. Si fermò a guardare, non vide alcun movimento, e uscì in punta di piedi dalla stanza. Camminare nudo in una casa estranea gli sembrava un po' surreale, anche se avrebbe dovuto farci l'abitudine visto che non era la prima volta. Percorse il corridoio fino al bagno e si pulì con fazzoletti di carta, acqua, sapone, asciugamani. Fare una doccia avrebbe consumato troppo tempo, e fatto troppo rumore. Avrebbe passato lì la notte; poteva farsi la doccia al mattino.
Guardandosi allo specchio, vide che la sua faccia era ancora arrossata. La bocca era gonfia, il labbro inferiore quasi grottesco. Stancamente scosse la testa. Talvolta era difficile crederci. In certi momenti era sicuro che gli ultimi due mesi si sarebbero rivelati una sorta di bizzarro sbaglio. Mulder sollevò la testa e si guardò la gola. Niente segni oltre la linea del colletto. Invisibile quando avevano i vestiti addosso.
Si stirò, e sentì i muscoli che si scioglievano. La sensualità involontaria del movimento lo colse di sorpresa, e abbassò di scatto le braccia. Il suo corpo era pieno di memorie. E scuotere la testa non serviva a disperderle.
D'impulso si buttò sul pavimento e iniziò a fare flessioni, accelerando il flusso del sangue nel corpo ancora una volta, tentando di spingere via qualsiasi fosco residuo di confusione che aleggiava in lui e gli faceva dubitare della sensatezza delle sue azioni. Non servì a nulla. Il bagno era troppo piccolo, e prima ancora di aver fatto venti flessioni si sentì sufficientemente ridicolo da rialzarsi in piedi.
L'indecisione non era nulla di nuovo. Era rimasto lì altre notti, tentando di comunicare con l'uomo nello specchio, il cui atteggiamento frastornato da "mi-hanno-scopato-fino-a-consumarmi" rendeva difficile parlargli. Forse prima o poi avrebbe imparato che certi momenti erano più adatti di altri per tentare un'introspezione razionale. Forse prima o poi avrebbe imparare a convivere con le scelte fatte.
Mulder riaprì la porta del bagno, spense le luci e ritornò su suoi passi lungo il corridoio. Il pavimento di legno era liscio sotto le piante dei piedi, liscio e pulito, niente polvere e sporcizia, a differenza del suo appartamento. Entrò nella stanza da letto e affondò i piedi nel tappeto morbido. Gli frenava il passo, gli dava la sensazione di galleggiare.
Lenzuola e coperte erano in disordine, lasciando il letto pieno di ombre smussate dove la luce dorata non arrivava. Skinner era sdraiato sulla schiena, coperto fino alla vita, il viso privo di espressione nel sonno come quando era sveglio. Aveva appoggiato gli occhiali accanto alla lampada. Mulder arrivò al comodino e si chinò. Il corpo di Skinner sembrava l'oggetto più solido della stanza, di peso e densità incalcolabili, immutabile, permanentemente *presente*.
Con un movimento brusco, Mulder spense la luce.
Girò intorno ai piedi del letto più lentamente, cercando a tentoni la strada per evitare di andare a sbattere. Quando raggiunse il lato che era divenuto il suo per definizione, strisciò senza grazia sotto quanto gli riuscì di prendere delle coperte, si sistemò senza far rumore e chiuse gli occhi.
Era così buio. Gli mancava il solito accavallarsi di immagini della televisione accesa, lo scemare e aumentare dei rumori di sottofondo. Era una fortuna che la scopata lo avesse quasi ridotto in pezzi. La stanchezza fisica lo avrebbe aiutato a dormire. Mulder si rannicchiò, trovò un cuscino alla cieca e se lo trascinò sotto la testa. Tentò di non muoversi troppo. Non voleva svegliare Skinner.
Quando si risvegliò aveva un caldo tremendo. Era sotto il peso di un mucchio di coperte e del braccio di Skinner, la gamba di Skinner, il corpo di Skinner in tutta la sua lunghezza contro il suo. Solo un sottile strato di sudore li separava. Mulder si spostò di un millimetro e sentì quel corpo pesante che si spostava con lui, il respiro contro il retro del collo, una pressione nota che si gonfiava e induriva contro il suo culo. Si fermò, domandandosi se Skinner era sveglio.
Dopo qualche attimo tentò di rimettersi a dormire. Il caldo era davvero insopportabile. Spostando piano un piede sollevò le coperte per far entrare un po' d'aria. Il braccio intorno al suo petto strinse la presa. Mulder sentì la tensione della consapevolezza e seppe cosa stava accadendo prima ancora che Skinner si muovesse, stringendosi più vicino. Rimase immobile, e attese. Pregustò. La mano di Skinner restò distesa contro il suo petto per un po', il palmo contro il pulsare del cuore. Poi si mosse in una lenta carezza, giù fino all'inguine, seguendone la forma, un tocco caldo, sicuro.
"Sveglio?", gli mormorò nell'orecchio Skinner, e gli morse il lobo.
"Ora sì". Difficilmente avrebbe potuto affermare il contrario mentre il suo cazzo spingeva in pulsioni di insistenza crescente contro la mano di Skinner, svegliandosi più in fretta e avidamente del resto di lui. Un morso sulla nuca, un altro, e sospirò senza sapere di farlo, si stirò, spingendosi in avanti in quella stretta troppo gentile, all'indietro contro la pressione dura e promettente. Stava ricominciando, la pulsione fisica come febbre, il calore nel sangue che aumentava fino all'intossicazione. Era qualcosa che non avrebbe mai immaginato prima che tutto iniziasse, la sua reazione al tocco di quell'uomo.
Si mossero piano l'uno contro l'altro, Skinner che accarezzava la sua erezione, premendo ritmicamente contro il suo culo. Avrebbe voluto affondare sotto il peso di quell'uomo, aprire le gambe, farlo lentamente, in silenzio, al buio. Un morso gli graffiò la pelle e gemette. Sembrava essere il gioco preferito di Skinner trovare le sue debolezze, eccitarlo ogni volta in modo più stupido, più insensato.
Skinner si staccò e lo spinse per girarlo, in modo che si trovassero faccia a faccia. Mulder piegò la testa e prese un capezzolo fra i denti; ci fu un'esalazione di respiro, un grugnito semiespresso. Scivolò verso il basso, appoggiando il braccio sul fianco di Skinner. Voleva passare le labbra sul glande vellutato e asciutto, ma Skinner stava già perdendo e la carne sotto la sua bocca era liquida e scivolosa. Leccando lentamente, usò una mano per sfiorare le palle di Skinner, accarezzandole con i polpastrelli per sentire la pelle sensibile incresparsi di eccitazione.
Quando Skinner si girò sulla schiena e tese il braccio, Mulder si fermò, sapendo cosa stava per fare. "No", disse d'impulso, poi si corresse. "Per favore, no".
"E' che voglio vederti."
"Lo so, me l'hai detto." Mulder passò nuovamente la lingua intorno al glande di Skinner, la manovra diversiva più efficace che conoscesse. "La prima volta".
La ricordava in momenti distinti più che come una catena di eventi connessi. La richiesta di una conversazione in privato dopo il caso per il quale, avendo ignorato gli ordini di Skinner, per poco non lo avevano sbattuto fuori. Il sapore dello scotch, i commenti secchi sul fatto che gli X-files potevano essere in pericolo per la sua avventatezza, che doveva imparare ad ascoltare i superiori e a fermarsi al momento giusto. La sensazione totalmente inaspettata del corpo di Skinner contro il suo, duro e avido. Quindi le luci accese mentre era nudo.
"Mi piace guardarti". La voce era un brontolio leggero, e Skinner abbassò la mano circondando la testa di Mulder. "Sapere che sei tu".
"Lo so", ripeté, e desiderò non averlo detto. "Ma almeno per questa volta possiamo lasciare spenta la luce?".
Le dita si strinsero per un momento contro la sua mascella, poi si rilassarono di nuovo. "Così puoi immaginare che io sia qualcun altro?". Non era una provocazione, e neppure una minaccia.
Mulder inghiottì una risatina secca, e passò la mano con confidenza lungo le ampie spalle di Skinner. "Sei un po' difficile da prendere per qualcun altro. Vuoi venirmi in bocca?" Terminò la domanda aumentando la pressione della lingua, leccando, succhiando.
"Sì", quasi un grugnito, "no. Ti fa male?"
Mulder scrollò le spalle. "Non troppo", disse.
"Vieni qui, allora." Il braccio di Skinner si mosse di nuovo, ma non in direzione della lampada questa volta. Dopo alcuni tentativi, tornò con un condom e il lubrificante; il tubo era scivoloso e gli cadde di mano. "Fanculo".
"Beh, per quello ci vorrà un minuto", disse Mulder, prese il condom e stracciò il pacchetto. Si inginocchiò a lato di Skinner e fece scivolare il lattice intorno alla carne spessa con movimenti sicuri, esperti. Skinner aveva ripreso in mano il lubrificante e se lo stava spremendo sulle dita. Dopo un attimo Mulder avvertì la pressione contro l'ano, un dito entrare di colpo, più a fondo di quanto si aspettasse. Trasalì. "E' freddo".
"Si scalderà," disse Skinner, la voce carica di promesse. "Sei caldo abbastanza…" Le dita che si muovevano dentro di lui gli mozzavano il respiro. Fu facile per Skinner rilassarlo di nuovo, aprirlo, lubrificarlo, renderlo pronto. Inarcò la schiena, incapace di bloccare il suono che gli usciva dalla gola. "Ti piace?" Mulder serrò la mascella; quando le dita dalle punte squadrate strofinarono di nuovo la prostata gli sfuggì lo stesso suono, e la testa gli cadde in avanti, ammettendo la sconfitta.
"Sì," sibilò, un sussurro completamente afono. Skinner tirò via le dita e spinse il fianco di Mulder, spostandolo. Capì e si sollevò in ginocchio, si mise a cavalcioni del corpo di Skinner. Skinner ora l'aveva lasciato andare del tutto, gli permetteva di fare a modo suo. Prese in mano il cazzo di Skinner e lo sostenne, il lattice scivoloso fra le dita che raffreddava il calore. Lo posizionò contro di sé e respirò profondamente prima di iniziare a scendere con spinte lente, forti, consapevoli.
Non era la sua posizione preferita. Lo faceva sentire esposto, insicuro, troppo cosciente di essere guardato. Ma per una volta la stanza era al buio. Skinner non poteva vederlo in faccia, non con chiarezza. Mulder si mosse, sollevandosi e abbassandosi di nuovo, prendendo dentro di sé il cazzo di Skinner in tutta la sua lunghezza. Cambiò l'angolazione dei fianchi, sentì quella dura carezza di carne esattamente dove la voleva, dove era così piacevole. Piano, ora.
Piano, perché era la seconda volta quella notte, e non sarebbe venuto così in fretta e nemmeno Skinner. Poteva durare a lungo, pensò Mulder quasi in sogno, oscillando dov'era, piccoli movimenti circolari che gli mandavano pulsazioni di desiderio ardente su per la spina dorsale, fuori nel peso della propria erezione. Si sollevò e abbassò con maggior forza, solo una volta, per il gusto della sensazione, e tornò ad oscillare piano. Era ipnotico, il piacere a un passo dal diventare insopportabile, e non voleva che si fermasse.
"Mulder." Skinner era appena roco. Non poteva vedere il viso di Mulder, e Mulder non poteva vedere il suo; il corpo che cavalcava era solido buio nel buio più soffice del letto, e questo era quanto. Ma come aveva detto prima, era difficile prendere Skinner per qualcun altro. Se mai sapeva una cosa, era chi lo stava scopando. "Più veloce." Le anche di Skinner si sollevarono dal letto, e Mulder trattenne il respiro tra i denti alla spinta improvvisa.
Rispondendo al desiderio di Skinner iniziò a muoversi su e giù, il ritmo più veloce, ma sempre controllato. Skinner non penetrò più in profondità, si limitò a muoversi contro di lui, un aggiustarsi dei fianchi, una spinta occasionale. Ma era difficile resistere a quella stimolazione più forte. Mulder si morse le labbra ma non poté trattenere un gemito, oscillando sempre più veloce. Poteva sentire che la volta precedente aveva fatto più danno di quanto credesse, ma non gli importava. La sensazione bruciante si fondeva con le pulsazioni spesse di bisogno e desiderio che lo trafiggevano ogni volta che scendeva, impalandosi sul cazzo di Skinner.
E Skinner non poteva vederlo - gettò indietro la testa, annaspando alla ricerca d'aria, e si mosse senza vergogna, prendendo ciò di cui aveva bisogno. Quel tocco, esattamente lì. Un attimo dopo la mano di Skinner si chiuse sulla sua intorno al suo cazzo e lo accarezzarono insieme. Mulder sentì il ritmo martellante del proprio battito cardiaco, una campana che suonava l'allarme nel petto. Stava per venire.
"Cazzo," esalò fra i denti serrati, tentò di rallentare, cercò di costringere la mano di Skinner, la propria mano, ad allentare la stretta salda ed esperta che lo accarezzava fino all'orgasmo. Ma Skinner lo penetrò con forza, trascinato dal suo desiderio. Mulder scosse la testa. C'era quasi, c'era quasi e non voleva venire e oh, oh cazzo, oh *dio*…
Non poté resistere. Lo trapassò come una lama, un taglio netto, profondo, e venne in lenti brividi ardenti, schizzando sulla mano e il ventre di Skinner. Scivolò in avanti, tentando di ritrovare il respiro.
Quando riuscì a muoversi si sollevò appena, e sentì Skinner spingere, penetrare, ancora eretto. Mulder tentò di reggersi e di costringere i suoi muscoli affrolliti a cooperare. Su, giù, si sentiva la testa vuota, il battito del cuore come un tuono nelle orecchie. Skinner gli afferrò in fianchi con le mani grandi e forti, penetrandolo e tirandolo a sé allo stesso tempo. Adesso sentiva quanto gli faceva male, avrebbe avuto bisogno di altro lubrificante, ma Skinner aveva aumentato il ritmo, ringhiando basso in gola, non era il suono di un uomo che volesse essere interrotto.
Si lasciò portare dalla forza trascinante del desiderio dell'altro, e quando sentì i colpi diventare sconnessi e violenti si impalò, serrandosi, oscillando appena, e Skinner venne con un suono roco che non era nemmeno un grido.
Mulder cadde in avanti reggendosi sulle braccia, le mani ai lati delle spalle di Skinner. Rimase così per lunghi momenti di affanno prima di drizzarsi di nuovo e chiudere la mano intorno al profilattico, per impedire che si spostasse mentre si sollevava lentamente per separarsi dall'altro. Scivolando goffamente accanto a Skinner tentò di resistere all'impulso di crollare a faccia in giù e addormentarsi.
I movimenti nel buio erano quelli consueti: Skinner che si toglieva il condom, lo annodava abilmente, sollevandosi per poggiarlo sul comodino dove sarebbe rimasto fino al giorno dopo. "Sono appiccicoso", osservò la voce profonda.
"Ti do una pulita." Si appoggiò su un gomito e leccò la superficie di quello stomaco piatto, inghiottendo il proprio sperma, muovendosi piano piano verso il basso per succhiare con cautela il cazzo che si stava ammorbidendo. Si contrasse contro la sua lingua, piccole scosse di assestamento.
Le dita di Skinner si intrecciarono ai suoi capelli, accarezzandolo. "La prossima volta voglio guardarti," disse. "Voglio guardare la tua faccia quando vieni." Un pollice solido carezzò la piccola cavità alla base della testa. "Voglio guardarti in quel momento e sapere che io sono la causa, che sono io a farti questo".
"Non credevo che avessi dei dubbi," disse Mulder con una sfumatura asciutta nella voce. Si sollevò di nuovo e la mano scivolò via, passandogli sulla spalla in una carezza pesante prima di finire sul letto. Era tardi, probabilmente intorno alle tre, pensò. "Dovremmo dormire un altro po'".
"Già". La voce di Skinner venne troncata da uno sbadiglio represso. "Non che mi sia spiaciuto svegliarmi, comunque".
Mulder si stirò, stanco abbastanza da sentirsi quasi completamente rilassato, troppo stanco per tornare in bagno a pulirsi. Chiudendo gli occhi, si girò sulla schiena, sentendo il calore di Skinner anche a distanza. Aveva il sonno irrequieto, e dopo le prime notti Skinner aveva imparato a lasciarlo andare dopo il sesso, libero di muoversi e girarsi.
Eppure talvolta si muoveva nel sonno e afferrava Mulder, e Mulder invariabilmente si svegliava, come era successo stanotte. Il che non portava al sesso necessariamente, ma abbastanza spesso... come stanotte.
Prima di scivolare nel sonno, il suo ultimo pensiero fu quello di svitare la lampadina della lampada sul comodino.
Quando la sveglia smise di suonare, ognuno dei due prese a tentoni la sua strada verso il risveglio. Mulder si stirò sulla schiena e scivolò di nuovo nel sonno per un momento, ma venne svegliato dal tocco di Skinner, "Va bene", borbottò, e lentamente si tirò su a sedere. Cristo, se gli faceva male.
Entrarono in bagno insieme. Mulder si fece la barba mentre Skinner era sotto la doccia, quindi si scambiarono di posto con silenziosa efficienza. Nessuno dei due aveva il risveglio facile, benché nel caso di Skinner talvolta fosse difficile distinguere la ruvidezza mattutina dall'atteggiamento che irradiava durante il resto della giornata. Mulder si asciugò con cura e appese l'asciugamano con qualche attenzione prima di tornare nella stanza da letto per cercare i vestiti.
Boxer quasi sotto il letto, i calzini completamente al di sotto, si dovette inginocchiare e cercarli. Camicia a rovescio sullo schienale della sedia, la giacca del completo sul sedile, nascosta sotto quella di Skinner. Pantaloni sul pavimento vicino al muro, abbandonati sulle scarpe; li prese in mano e guardò le spiegazzature. A volte si domandava perché se ne curasse. In quel seminterrato avrebbe potuto stare tranquillamente in tuta. Non l'avrebbe notato nessuno.
Indossò tutto tranne la giacca e uscì di nuovo, urtando contro Skinner sulla porta. "Metti su il caffè", disse Skinner, sfiorandolo mentre gli passava accanto, profumato di bagnoschiuma e dopobarba.
"Pane tostato?"
"E' uguale." Dopo un momento, mentre era già in corridoio, "bagel nel congelatore".
Mulder stava cominciando a orientarsi in quella cucina. Buttò la giacca sullo schienale di una sedia, caricò la macchinetta, pescò i bagel dal freezer e li mise nel fornetto elettrico. Quindi riempì d'acqua una delle tazze da caffè che aveva preso e bevve lentamente, appoggiandosi al bancone. Mentre inghiottiva l'ultimo sorso Skinner entrò; aveva un aspetto ordinato e formale, la giacca del completo già abbottonata. In una mano teneva la cravatta di Mulder e la osservò con un'espressione che sembrava di disgusto prima di dargliela.
"Dove l'avevo lasciata?"
"Nella mia scarpa." Skinner aprì il frigo e prese burro, latte, gelatina di lamponi.
Mangiarono in silenzio, in piedi, nessuno dei due che proponesse di sedersi al tavolo. Mulder si scottò la lingua col caffè e versò del latte nella tazza. Mangiò metà bagel con burro e gelatina, mandò giù l'ultimo boccone con il caffè e mise la tazza nel lavello. "Ci vediamo in ufficio, immagino." Prese la giacca, la indossò e andò a prendere il cappotto.
Dopo un attimo Skinner lo seguì, raggiungendolo sulla porta, pronto ad andarsene. "Mulder." Si girò a guardare da sopra la spalla quell'uomo dal viso impenetrabile e sollevò il sopracciglio in una domanda, la mano già sul pomolo della porta. Skinner corrugò la fronte mentre il silenzio si dilatava fra di loro, quindi si risistemò gli occhiali e scosse la testa. "Niente."
Uscì, sentendosi per un attimo come se si fosse strappato via una gamba per sfuggire a una trappola.
Mentre guidava verso l'ufficio ignorò risolutamente il fastidio che gli dava lo stare seduto. La giornata sembrava bella, il cielo pulito. Aveva un mucchio di cose da fare. Pensare alla notte trascorsa non lo avrebbe portato da nessuna parte, e sapeva per esperienza che distrazione potente potesse essere. All'inizio ci pensava in continuazione. Alla fine aveva imparato.
All'arrivo si era risistemato nei suoi abiti, nel suo umore. Altri stavano entrando presto come lui e Mulder li salutò frettolosamente, guardandoli proseguire o salire ai piani alti prima di scendere nel seminterrato. Era a soqquadro come al solito, ma le cose che aveva tirato fuori la sera precedente erano ancora al loro posto. Tirò fuori il proiettore e lo preparò, quindi si appoggiò alla scrivania e diede una scorsa ai rapporti di polizia. Scully avrebbe dovuto essere lì -
Diede un unico colpetto alla porta prima di prima di entrare, il che gli diede il tempo di accendere l'apparecchio e proiettare la prima foto. "'giorno, Scully. Che ne pensi dei senicidi rituali?"
Scully appoggiò la ventiquattrore e guardò prima la foto, poi lui. "Cos'è, un altro caso da stampa scandalistica? Ci sono certi aspetti del mio lavoro di cui non posso parlare a mia madre."
"Se non altro ce l'hai ancora, un lavoro," disse lui allegramente.
Il suo sguardo si fece più acuto, nonostante il tono della voce di lui. "Mulder... le cose si stanno mettendo di nuovo male per noi? Non ho sentito minacce di farci chiudere bottega da quella volta dopo il caso Salazar."
Mulder scosse la testa. "Penso che per ora siamo al sicuro," disse, appoggiando il fianco contro il bordo della scrivania, attento a non premere troppo. La guardò negli occhi e parlò piano, rassicurante. "Credimi, sto facendo tutto il possibile perché sia così".