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David Bowie a Nimes

David Bowie il Duca bianco (chissà perché gli è rimasto questo soprannome "vecchio" ormai di 16 anni) è tornato (in concerto), come diceva lui stesso in Station to Station. Look essenziale bianco e nero (proprio come un omaggio al suo periodo thin white duke) a volte cambio di abito con lunga giacca rossa. Bowie è in forma smagliante, l'età ha segnato la sua faccia rendendolo ancora più umano e divino.

Chi ha visto la sua performance di Nimes non può fare a meno di chiedersi se è un idolo pagano incarnato oppure no. Tutto era perfetto nell’arena tutto e tutti ai suoi piedi, persino il vento giocava a favore della sua scenografia: sembrava muovergli i capelli secondo ordini precisi.

Il concerto è iniziato con Sunday, sicuramente una delle canzoni più belle ed interessanti dell’ultimo cd Heathen (pagano), in cui Bowie ci fa partecipi della sua paura/speranza per il futuro. Canzoni preghiere, canzoni minacce a un Dio in cui non sembra poi credere fino in fondo, ma non solo. Anche momenti più "carnali" come la cover di Cactus dei Pixies.

Il concerto è stato costellato da vecchi e nuovi successi, tutti in qualche modo legati al concetto di religiosità/paganesimo che interessa a Bowie in questo periodo. In quest’ottica ritroviamo una Heroes stravolta nel testo. Nelle ultime interviste Bowie ha dichiarato come certe canzoni quasi perdano il loro significato originale per prenderne altri. Heroes è diventato un simbolo da christiane f ai fatti dell'11 settembre 2001, mentre se si ascolta attentamente il testo i due protagonisti sono uno un alcolista l’altra con grossi problemi. Life on mars, Ashes to ashes, Ziggy stardust, Hello spaceboy (veramente rinvigorita), Stay con una sezione chitarristica da far piangere da quanto è bella. Inframmezzate da canzoni del nuovo cd. Alcune canzoni da Low: il disco che, secondo molti, si avvicina di più alle atmosfere/temi del nuovo album. Non a caso in alcuni concerti Low è stato presentato per intero. E il tutto con un Bowie che scherza con la band e il pubblico, ride, salta, si muove, sbaglia le parole, fa le facce strane, sbaglia ad annunciare le canzoni e fa autoironia… chissà forse è tutto studiato a tavolino, ma è sicuramente coinvolgente e esaltante.

Da non dimenticare la GRANDE voce che ha ritirato fuori. 55 anni? Sì, 55 anni, il volto li ha accusati tutti, ma non lo spirito!

Piccola nota sui musicisti: 3 grandi chitarristi tra cui Earl Slick e Mark Plati scatenati, Gail Ann Dorsey, la bassista calva che in alcuni concerti si è presentata scalza o con parrucca. E Mike Garson on the piano. Mike Grason è il fautore di un certo Bowie sound dagli anni 70 (indimenticabile la sua performance in Aladdin sane album e canzone omonima).

Bowie che per molti anni è stato l’anticipatore delle correnti musicali il precorritore di suoni e ricerche sonore è ora un tranquillo cantante che sceglie tranquillamente la sua via (in quasi 40 anni di carriera ogni disco esplora/presenta un genere differente). I suoi lavori possono non piacere in toto, ma ognuno ha qualcosa di memorabile che meriterebbe un ascolto attento.

Per chi se lo è perso nelle date estive: potete recuperare nelle prossime autunnali, purtroppo quasi tutte sold out.

Dal sito del fan club italiano le date europee di settembre
22 settembre
Max Schmeling Halle, Berlino, Germania
SOLD OUT!
24 settembre
The Zenith, Parigi, Francia
SOLD OUT!
25 settembre
The Zenith, Parigi, Francia
SOLD OUT!
27 settembre
Museumsmeile, Bonn, Germania
SOLD OUT!
29 settembre
Olympiahalle, Monaco. Germania


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