Word Burst: in cerca delle parole emergenti
Chissà se funziona.
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I costruttori di telefonini hanno due facce. Quando il mercato va bene sono fieri alleati degli operatori mobili che comprano enormi quantità dei loro prodotti e li pubblicizzano spesso a proprie spese. Quando però si affaccia la depressione ecco che l'industria dei telefonini riscopre di avere un altro mercato, quello "vero", fatto di persone che comprano, sostituiscono e desiderano scatolette con un antenna attraverso cui parlare.
Per quanto vendere più telefoni significa spesso anche incrementare i profitti degli operatori in termini di carte SIM vendute questo non sempre è vero. Non è neanche vero che telefoni sempre più complessi e multimediali portino necessariamente ad un maggiore uso dei "servizi 3G" che gli operatori pubblicizzano in questi giorni per far aumentare il loro mitologico "traffico dati".
I costruttori di telefonini percorrono la loro strada e questa strada inizia a divergere seriamente dalle necessità dei grandi gruppi delle telecomunicazioni mobili. Un esempio per tutti è il proliferare di telefoni con auricolari stereo e radio FM. Gli operatori ci provano a fornire musica attraverso il telefono. Ci sono anche società specializzate su questo campo, in Italia ad esempio c'è TJ Net. Ma se poi il cliente invece di pagare tanto per avere musica che gracchia in monofonia naviga nel menù e accende la radio stereofonica e gratuita? L'operatore, che pensava di guadagnare almeno un poco, non si ritrova nulla in mano.
Un po' meno diffusi sono i telefonini con lettore MP3 integrato. Anche qui l'accorto cliente si collega ad Internet da casa, scarica MP3 sul suo computer e quindi li trasferisce sul suo telefonino con il cavetto USB. Profitto per l'operatore: zero.
Si stanno diffondendo i telefonini con macchina fotografica. Ma davvero ad ogni click corrisponde un MMS? Non è possibile pensare che queste foto create al volo col proprio telefonino vengano poi scaricate su un computer e mandate via mail gratuitamente attraverso Internet? Anche qui l'operatore non ci ricava nulla, anzi si trova in difetto perché per promuovere la diffusione dei telefoni MMS li sconta, pagandone una quota di tasca propria.
Infine arriva N-Gage, l'ibrido di Nokia, metà telefonino e metà console di gioco. Tante funzionalità tra cui la solita radio, ma anche un motore grafico evoluto e la possibilità di giocare in multiutenza. Sì, ma con l'inghippo che favorisce il cliente e lascia con un palmo di naso l'operatore: infatti il telefonino si collega in Bluetooth ad altri telefoni simili tagliando fuori quel famoso "traffico dati" dalle mani avide degli operatori.
Oggi siamo qui a gloriarci di radio FM, macchine fotografiche e console di gioco, ma nulla impedisce che la vera botta arrivi tra poco, quando i costruttori di telefonini integreranno un sintonizzatore televisivo direttamente nel telefonino. Allora il medico legale potrà ben fare l'ultimo esame del cadavere della terza generazione e dichiarare con voce monocorde: "Ora del decesso 16 e 45".
Gino Roncaglia, nel mettere giù alcuni punti piuttosto interessanti, butta lì che la discussione sulla notizia dell'acquisizione di Blogger da parte di Google sta generando talmente tanti commenti anche soltanto nella blogosfera italiana che è impossibile tenerne traccia.
A questo riguardo ho trovato che cascasse a fagiolo uno dei commenti alla notizia su Metafilter dove ci si chiede: "is this the ultimate newsmeme?"
La mia risposta è inevitabilmente sì. Probabilmente questa notizia creerà il dibattito più intenso e distribuito che si sia mai visto nel mondo dei blog.
Da parte mia, incapace di fare il già citato elenco dei blog italiani in cui si dibatte l'argomento, ho pingato via trackback tutti gli italici blog che lo supportano. E' una piccola cosa.
Mike di Techdirt ha la capacità di dire la cosa giusta e di farlo in tre righe. Leggetevi il suo post. Poi leggetevi questa dichiarazione di Larry Page tratta dal Semi Daily Journal che vi riporto. Fatto ciò credo che vi sarà chiaro perché Google ha comprato Pyra.
Larry Page: "It wasn't that we intended to build a search engine. We built a ranking system to deal with annotations. We wanted to annotate the web--build a system so that after you'd viewed a page you could click and see what smart comments other people had about it. But how do you decide who gets to annotate Yahoo? We needed to figure out how to choose which annotations people should look at, which meant that we needed to figure out which other sites contained comments we should classify as authoritative. Hence PageRank.
"Only later did we realize that PageRank was much more useful for search than for annotation..."
E' online da settembre su un sito che seguo da più di due anni, però mi sono accorto soltanto adesso che aveva aperto un blog. Parlo di Ipse.com di Claudio Cazzola che dal settembre dell'anno scorso ha accostato alla migliore directory di siti di informazione italiani anche un ottimo blog.
Perché nessuno mi aveva avvertito?
Tom è nato durante il momento di silenzio di >skip intro, all'inizio di gennaio di quest'anno. E' nato ed ha subito colmato una lacuna, quella di un luogo di discussione gay slegato dall'egemonico e bannerizzatissimo gay.it (niente link, la mercificazione dell'addominale non mi appartiene). Non ho letto tutto l'archivio altrimenti lancerei il dibattito che sogno da mesi: esiste, in Italia o nel mondo, qualcosa che si possa definire "cultura gay"?
Anche futablog non è nato ieri (i primi post sono di settembre 2002), ma l'ho scoperto con discreto ritardo. Argomenti e scelte molto simili al mio >skip ne fanno una lettura ormai obbligata.
Molto interessante anche falso idillio, il blog di b.georg, tra noi dalla fine del novembre scorso, ma già un punto di riferimento della comunità. Deliziosamente autoreferenziale pone domande e fornisce anche ottime risposte. Ma su tutto mi resta un interrogativo: >skip intro fa parte dei cacciatori, dei tessitori, degli sciamani o dei guru?
Il "tasto back", per come appare e funziona sui nostri browser, è quanto di più limitato ci sia su Internet. E' in grado di tornare a ritroso sul proprio percorso di navigazione, ma ignora completamente le unità informative che hanno portato quella determinata informazione a stare su quella pagina.
Come scrivevo in questo lungo articolo ho tentato due vie per ovviare alle mancanze del tasto "torna alla radice di questa informazione". La prima è il trackback, un sistema che consente agli autori di notificare altri autori che la discussione su un determinato argomento continua altrove. La seconda è la visualizzazione dei referer, ovvero dei link di provenienza dei visitatori del proprio sito, sia in una pagina sintetica, sia in dettaglio su ciascuna pagina di contenuti (sposta l'occhio a destra, ora un po' in basso e vedrai il box anche su questa pagina).
Risultati? Per il momento nessuno. La sperimentazione in questo campo è benvenuta, ma l'efficacia è di là da venire. Vi dico perché.
Siamo quattro gatti ad usare trackback, almeno nella blogosfera italiana. La diffusione poi si deve sostanzialmente all'uso del software di grido quanto alla costruzione di un blog (mi riferisco a Movable Type). Per quanto Clarence Freeblog offra a tutti Movable Type e quindi il trackback, buona parte dei bloggatori continuano ad usare blogger.com, un sistema che non prevede il trackback, almeno nativamente.
Il risultato però è che c'è un piccolo club un po' cool che si può tracciare a vicenda. Davvero poca cosa.
Una maggiore diffusione di trackback o di qualcosa di simile è necessaria, ma mancano i tool per adattare al proprio blog il trackback in un modo abbastanza semplice. Bisogna attendere, forse tra un anno saremo di più.
Quanto alla visualizzazione dei referer (non lo devo spiegare ogni volta cosa sono, no?) vi dirò del mio dramma personale con Google. Fino a ieri ogni volta che qualcuno cercava "web semantico" e poi cliccava su >skip il sistema, tracciata provenienza e destinazione, metteva in bella mostra sulla pagina dove si parlava di questo argomento la frasetta "Google: web semantico".
Fin qui tutto bene. Ovvero tutto bene finché poi Google non ripassa e non si memorizza la pagina: questa volta troverà le parole "web semantico" sia nel testo, sia nella colonnina di destra. E si ripetono, perché uno cerca "semantico web", l'altro cerca "semantic web" e via dicendo.
Tutte le parole chiave usate per arrivare su quella pagina entrano a far parte di quella pagina con il risultato che in breve tempo quella viene ipervalutata da Google che inizia a mostrarla rapidamente in testa alle ricerche.
Ma il vero problema è stato quello che ho affrontato con una pornostar di nome Aria Giovani (o Giovanni) che ha condotto molte persone su una pagina in cui c'erano le parole "aria" e "giovani". Le due parole chiave nella ricerca però uscivano fuori accoppiate, così alla fine sul lato destro della pagina erano sempre una accanto all'altra, creando un meccanismo di feedback che ha portato la recensione de La statua di Sale di Gore Vidal ad essere una delle prime 10 pagine di riferimento sulla morona disinibita.
Hai avuto un sacco di click, di che ti lamenti? – Potrebbe dirmi qualcuno - Non mi lamento dei click, ma empatizzo con i navigatori che hanno cliccato speranzosamente il mio link e che hanno trovato deluse le loro aspettative documentali sulla procace fanciulla. Quando Google sbaglia, diciamocelo, a tutti quanto rode un po' il culo.
Da oggi, per sfuggire a questo meccanismo, ho negato a Google (e a tutti i navigatori di >skip) la conoscenza delle parole chiave cercate su Google, quantomeno sul box presente nelle pagine degli articoli. In questo modo si perde un'informazione spesso interessante, ma si evita un meccanismo di errore che può raggiungere livelli spaventosi. Perché Google considera questo articolo il punto di riferimento mondiale quanto ai divx porno, quando nella pagina incriminata la parola porno non c'era, finché qualche navigatore non l'ha aggiunta facendo una ricerca da Google.
Vi ho raccontato tutto questo perché spero possa servire a chi lotta, come me, per dare significato ad una informazione, per dare un legame a ritroso verso le origini di un brano. Sperando che la mia fissa non sia tecnologica, ma contenutistica. Sperano insomma che tutta questa non sia una pippa mentale, ma qualcosa di utile.
L'ente spaziale statunitense ha deciso di trasformare sette eroi dello spazio in una luccicante scia di fuoco. Ha deciso di tentare la carta del "va tutto bene" e di cremare i suoi astronauti al rientro. Ha delegittimato la natura dell'uomo e della sua navicella, entrambi nati sotto il segno della versatilità.
Quello che poteva diventare il primo spettacolo televisivo dello spazio, la prima saga siderale in diretta, la prima dimostrazione che la fantascienza spaziale è arrivata a definire la nostra realtà è stata sacrificata per un lugubre spettacolo pirotecnico.
Ma, ammettendo che la Nasa sapesse che ci potevano essere dei gravi problemi al rientro nell'atmosfera, questa storia poteva e doveva andare in un altro modo. Non per salvare sette vite già ad un passo dall'aldilà, ma per dimostrare che l'uomo dello spazio non perde la sua versatilità, che lo Shuttle non è un ferrovecchio, ma una navetta spaziale forse poco sicura, ma ancora duttile.
Immaginiamo una comunicazione della Nasa allo Shuttle. "Columbia, you have a problem". Si iniziano ad elaborare, sulla terra e nello spazio, i piani di emergenza per salvare una navetta che, probabilmente, esploderebbe se rientrasse nell'atmosfera. Improvvisamente la salvezza per gli occupanti dello Shuttle è restare nello spazio. Uno spazio che diventa quasi amico dell'uomo.
Gli occhi mediatici avrebbero fissato intensamente quei sette facinorosi rappresentati dell'umanità tentare l'intentato, mostrarsi abili e scaltri, capaci di "molti doli" nella loro odissea nello spazio. L'umanità avrebbe seguito i propri eroi razionare cibo ed ossigeno in attesa delle istruzioni da terra sul da farsi.
Restava impossibile la riparazione del guasto attraverso una passeggiata spaziale. In fondo l'esplorazione spaziale non è la Parigi-Dakar, e il Columbia non parte con un carico di pezzi di ricambio. Si sarebbero allora aperti due scenari. L'attesa per una missione di soccorso di un altro Shuttle oppure il viaggio spaziale della speranza per raggiungere la stazione spaziale ISS. Un viaggio difficile, per la mancanza del carburante necessario per raggiungere l'isola umana nello spazio, un attracco impossibile visto che il Columbia è l'unica navetta che non può collegarsi alla stazione orbitante, un trasbordo difficile, vista la necessità di attraversare il vuoto nelle tute spaziali che sul Columbia non erano abbastanza per tutti. Una ulteriore passeggiata spaziale si sarebbe resa necessaria per il trasbordo delle tute dalla stazione allo Shuttle. "Serve un volontario!". Questo direbbe la sceneggiatura a questo punto, mostrandoci il volto di un nuovo eroe, se possibile l'astronauta russo che orbita insieme a due americani sull'ISS, pronto a portare aiuto ai suoi vecchi nemici.
Una volta trasportati i sette membri dell'equipaggio sani e salvi sulla ISS, tutti avrebbero guardato lo Shuttle galleggiare via, nella sua orbita infinita. Quello Shuttle, il primo costruito, sarebbe rimasto nello spazio, a rappresentare, come un "memorial park" americano, i pericoli e il coraggio degli uomini dello spazio. Sarebbe rimasto in orbita in attesa che tempi migliori ne consentissero la riparazione e il ritorno trionfale sulla terra, magari tra 10 o 15 anni.
Nel frattempo gli astronauti dell'ISS si sarebbero stretti nella loro già angusta casa per far spazio ai nuovi venuti. Nel frattempo una navetta automatica Progress sarebbe partita da Baikonur, la città dello spazio russa, con le nuove provviste e le lettere dei familiari, delle fidanzate e dei fidanzati per i loro coraggiosi congiunti.
Dopo poco sarebbe partito il Discovery o l'Endeavour, con un equipaggio ridotto per avere spazio per ospitare i nostri. Caricarli dall'ISS e portarli sani e salvi a terra, per poter raccontare ai nipotini la loro storia, mentre i pargoli giocano con i modellini delle navette spaziali del futuro.
Carrello sul fuoco acceso nel caminetto, dissolvenza.
Oppure i nostri sarebbero morti nel viaggio verso l'ISS o immoti nello spazio nell'attesa dell'arrivo dei soccorsi. Per mancanza di cibo o eccesso di anidride carbonica. Sarebbero morti con la consapevolezza di essere eroi, magra consolazione nel sano pragmatismo dell'uomo chi smette di respirare, ma enorme conforto per il resto dell'umanità. Una missione avrebbe poi riportato le salme integre sulla terra, senza trasformarle in scie luminose, indistinte rispetto ai rottami dello Shuttle mentre solcavano il cielo del Texas dei Bush.
E George W. poi, quanti consensi avrebbe ottenuto nel parlare ai sei americani spaziali e all'amico di Israele di speranza, dell'uomo contro gli elementi, della "american way" cosmica, fissato da tutti gli occhi del mondo, in spaziovisione. Con quale diverso spirito si sarebbe aperta questa guerra sporca di petrolio, dopo aver vissuto la conclusione, positiva o negativa che fosse, della consapevole lotta per la sopravvivenza dei "nostri eroi" nello spazio.
E invece no, niente di tutto questo. Solo polemiche su un programma spaziale sconfessato dalla stampa ancor prima di nascere, su una navetta più pericolosa e più costosa dei buoni vecchi razzi automatici che è andata a sostituire. E dietro a tutto questo, il fantasma del Buran, lo Shuttle russo, più bello ed efficiente di quello americano, più nuovo e sicuro e, soprattutto, nato per viaggiare senza equipaggio.
Il fenomeno spamming, lo conosciamo tutti, negli ultimi anni ha raggiunto proporzioni preoccupanti causando dei fastidi notevoli sia all’utente medio di Internet che si vede recapitare giornalmente decine di email-spazzatura-non-richiesta pubblicizzanti i prodotti più disparati, sia per chi gestisce i server di Internet che si vede costretto a pagare anche per il traffico generato da questa posta non sollecitata.
Combattere lo spamming è quindi una cosa giusta. Segnalare alle, seppure improvvisate, autorità competenti gli spammer affinché ci si attivi per rimuoverli e chiudere i loro account una cosa auspicabile che dovrebbero fare tutti.
Principalmente, e in parole semplici, per combattere lo spammer, una volta individuato, lo si inserisce in delle liste nere che, usate dai provider di Internet, bloccano a priori la posta proveniente da quegli indirizzi.
C’è chi però si è spinto oltre e ne ha fatto una crociata che coinvolge anche chi non c’entra nulla. SPEWS (www.spews.org), pensando che le azioni prese fino ad oggi siano state poco incisive, ha pensato bene di inserire nelle proprie liste – di proposito – anche indirizzi di persone che si servono nello stesso sito dello spammer. Più del 90% degli indirizzi che loro listano sono di gente innocente. Tutto ciò per causare quanto più danno possibile al provider che ospita gli spammer.
In questo modo anche le email legittime verranno bloccate dai filtri antispam, impedendo – ad esempio – di contattare i propri familiari o i propri amici che hanno un account di posta su dei server che usano SPEWS con email del tutto legittime.
Nessuno può contattare SPEWS. Il sito non ha email/telefoni/fax e risulta registrato in Siberia. I loro manutentori, consci di essere fuori legge, hanno ben pensato di rendersi irreperibili, di mettersi al di sopra delle leggi degli uomini considerandole inefficaci a combattere propriamente lo spam.
L’unico modo, per un provider listato su SPEWS di chiedere spiegazioni è di inserire un messaggio nel newsgroup NEWS.ADMIN.NET-ABUSE.EMAIL (NANAE). Si dice che i manutentori di SPEWS leggano i messaggi di questo gruppo.
Migliaia sono le richieste di rimozione da parte di Presidenti e CEO di provider di tutte le dimensioni che chiedono, umiliandosi, di essere rimossi dalle liste di SPEWS. E altrettanti, molto spesso, sono gli sberleffi e le risposte di scherno che ricevono dalla maggior parte dei frequentatori abituali di quel gruppo.
Il newsgroup sembra sia diventato una pubblica piazza medievale in cui delle persone totalmente innocenti si espongono al pubblico ludibrio, in una gogna virtuale, per rivendicare i propri diritti soppressi e una folla zelante di cyber brigate antispam offrono sputi, frutta marcia e consigli, a volte con un intollerabile tono di superiorità.
Le risposte più gettonate, come in un disco rotto che si ripete all’infinito, sono quelle che istigano il malcapitato a cambiare provider. Anche se lui è innocente, risulta ai loro occhi complice del provider che si è scelto, reo di dare ospitalità ai siti e alle persone che offrono spamming. L’inosservanza di tale “comandamento” comporta la permanenza ad oltranza dei propri indirizzi sulla lista nera di SPEWS.
La cosa che scandalizza è che nei gruppi in cui si riuniscono gli amministratori di sistema, ossia quelli che decidono se utilizzare o meno SPEWS sui server che gestiscono, solamente poche voci si alzano contro questa palese violazione dei diritti e delle regole di convivenza civile. Sembra che l’ardente necessità di bloccare gli spammer – purtuttavia legittima – metta in secondo piano il fatto che una tale lotta dissennata rischi di danneggiare decine di migliaia di legittime attività o di limitare la libertà di milioni di inconsapevoli utenti della rete.
Su questi gruppi c’è chi afferma addirittura che oggi, al contrario di ieri, per due indirizzi di posta elettronica qualsiasi su Internet comunicare sia diventato un “privilegio” e non più la norma. Siamo d’accordo, free speech significa libertà di parola ma anche libertà di non ascoltare. Ma questo dovrebbero deciderlo i singoli utenti di un provider e non gli amministratori di sistema.
Diversi grossi provider italiani usano queste liste, quanti di voi lo sanno? Qualcuno inizia a decidere per voi cosa dovete e non dovete leggere, anche su Interenet. In un mondo libero e democratico questo è intollerabile.
Per vostra e nostra cultura:
It.news.net-abuse
http://www.spews.org
http://www.studiocelentano.it/editorial/articolo.asp?id=532
(*) ZELOTI = Dal greco zhlwthz, geloso, zelante, il termine identifica un gruppo religioso-politico ebraico dell’epoca della dominazione romana in Giudea. Ardenti osservanti della Legge mosaica, gli Z. si organizzarono come partito politico durante il censimento ordinato dai romani (6 d.C.) e, guidati da Giuda Galileo, si ribellarono al procuratore romano (Atti degli Apostoli, 5, 37). Presero parte attiva nella guerra contro Roma, difesero fino all’ultimo momento Gerusalemme assediata, e costituirono l’ultimo baluardo della resistenza nella fortezza di Masada (73 d.C.), dove uomini e donne preferirono la morte alla resa. Alcuni studiosi hanno avvicinato il gruppo degli Z. alla comunità essena di Qumran (v. Mar Morto, e Masada).
Per questo espongo con fierezza (e con un po' di ritardo) il nastrino di tiennetì nell'annunciarvi che >skip intro è tornato, che è tornato >skip ads (e tutti quelli che hanno aspettato per più di un mese che il servizio venisse ripristinato si trovano un piccolo regalo: 500 crediti sul loro account), che >skip intro ha finalmente trovato una nuova casa nei lidi meneghino-statunitensi di we-blog.it.
Sogni nel cassetto? Per ora quello di pubblicare i contributi arrivati nell'ultimo mese, far partire una stringata newsletter, riparare gli insidiosi bug dell'autenticazione che si generano ogni volta che cambio server, autorizzare i nuovi iscritti a >skip ads e, last but not least, preparare il campo ad una nuova skippabilissima e fuffosissima rubrica.