Columbia, you have a problem
Perché questa storia poteva e doveva finire in modo diverso.
L'ente spaziale statunitense ha deciso di trasformare sette eroi dello spazio in una luccicante scia di fuoco. Ha deciso di tentare la carta del "va tutto bene" e di cremare i suoi astronauti al rientro. Ha delegittimato la natura dell'uomo e della sua navicella, entrambi nati sotto il segno della versatilità.
Quello che poteva diventare il primo spettacolo televisivo dello spazio, la prima saga siderale in diretta, la prima dimostrazione che la fantascienza spaziale è arrivata a definire la nostra realtà è stata sacrificata per un lugubre spettacolo pirotecnico.
Ma, ammettendo che la Nasa sapesse che ci potevano essere dei gravi problemi al rientro nell'atmosfera, questa storia poteva e doveva andare in un altro modo. Non per salvare sette vite già ad un passo dall'aldilà, ma per dimostrare che l'uomo dello spazio non perde la sua versatilità, che lo Shuttle non è un ferrovecchio, ma una navetta spaziale forse poco sicura, ma ancora duttile.
Immaginiamo una comunicazione della Nasa allo Shuttle. "Columbia, you have a problem". Si iniziano ad elaborare, sulla terra e nello spazio, i piani di emergenza per salvare una navetta che, probabilmente, esploderebbe se rientrasse nell'atmosfera. Improvvisamente la salvezza per gli occupanti dello Shuttle è restare nello spazio. Uno spazio che diventa quasi amico dell'uomo.
Gli occhi mediatici avrebbero fissato intensamente quei sette facinorosi rappresentati dell'umanità tentare l'intentato, mostrarsi abili e scaltri, capaci di "molti doli" nella loro odissea nello spazio. L'umanità avrebbe seguito i propri eroi razionare cibo ed ossigeno in attesa delle istruzioni da terra sul da farsi.
Restava impossibile la riparazione del guasto attraverso una passeggiata spaziale. In fondo l'esplorazione spaziale non è la Parigi-Dakar, e il Columbia non parte con un carico di pezzi di ricambio. Si sarebbero allora aperti due scenari. L'attesa per una missione di soccorso di un altro Shuttle oppure il viaggio spaziale della speranza per raggiungere la stazione spaziale ISS. Un viaggio difficile, per la mancanza del carburante necessario per raggiungere l'isola umana nello spazio, un attracco impossibile visto che il Columbia è l'unica navetta che non può collegarsi alla stazione orbitante, un trasbordo difficile, vista la necessità di attraversare il vuoto nelle tute spaziali che sul Columbia non erano abbastanza per tutti. Una ulteriore passeggiata spaziale si sarebbe resa necessaria per il trasbordo delle tute dalla stazione allo Shuttle. "Serve un volontario!". Questo direbbe la sceneggiatura a questo punto, mostrandoci il volto di un nuovo eroe, se possibile l'astronauta russo che orbita insieme a due americani sull'ISS, pronto a portare aiuto ai suoi vecchi nemici.
Una volta trasportati i sette membri dell'equipaggio sani e salvi sulla ISS, tutti avrebbero guardato lo Shuttle galleggiare via, nella sua orbita infinita. Quello Shuttle, il primo costruito, sarebbe rimasto nello spazio, a rappresentare, come un "memorial park" americano, i pericoli e il coraggio degli uomini dello spazio. Sarebbe rimasto in orbita in attesa che tempi migliori ne consentissero la riparazione e il ritorno trionfale sulla terra, magari tra 10 o 15 anni.
Nel frattempo gli astronauti dell'ISS si sarebbero stretti nella loro già angusta casa per far spazio ai nuovi venuti. Nel frattempo una navetta automatica Progress sarebbe partita da Baikonur, la città dello spazio russa, con le nuove provviste e le lettere dei familiari, delle fidanzate e dei fidanzati per i loro coraggiosi congiunti.
Dopo poco sarebbe partito il Discovery o l'Endeavour, con un equipaggio ridotto per avere spazio per ospitare i nostri. Caricarli dall'ISS e portarli sani e salvi a terra, per poter raccontare ai nipotini la loro storia, mentre i pargoli giocano con i modellini delle navette spaziali del futuro.
Carrello sul fuoco acceso nel caminetto, dissolvenza.
Oppure i nostri sarebbero morti nel viaggio verso l'ISS o immoti nello spazio nell'attesa dell'arrivo dei soccorsi. Per mancanza di cibo o eccesso di anidride carbonica. Sarebbero morti con la consapevolezza di essere eroi, magra consolazione nel sano pragmatismo dell'uomo chi smette di respirare, ma enorme conforto per il resto dell'umanità. Una missione avrebbe poi riportato le salme integre sulla terra, senza trasformarle in scie luminose, indistinte rispetto ai rottami dello Shuttle mentre solcavano il cielo del Texas dei Bush.
E George W. poi, quanti consensi avrebbe ottenuto nel parlare ai sei americani spaziali e all'amico di Israele di speranza, dell'uomo contro gli elementi, della "american way" cosmica, fissato da tutti gli occhi del mondo, in spaziovisione. Con quale diverso spirito si sarebbe aperta questa guerra sporca di petrolio, dopo aver vissuto la conclusione, positiva o negativa che fosse, della consapevole lotta per la sopravvivenza dei "nostri eroi" nello spazio.
E invece no, niente di tutto questo. Solo polemiche su un programma spaziale sconfessato dalla stampa ancor prima di nascere, su una navetta più pericolosa e più costosa dei buoni vecchi razzi automatici che è andata a sostituire. E dietro a tutto questo, il fantasma del Buran, lo Shuttle russo, più bello ed efficiente di quello americano, più nuovo e sicuro e, soprattutto, nato per viaggiare senza equipaggio.
Comments
Re: Columbia, you have a problem
bravissimo. a metà fra fantascienza e uso di quella roba che sta sotto i capelli. notevole.
Massimo
Posted by: max73 | 11.02.03 14:19
Re: Columbia, you have a problem
Ti amo.
matteoc
Posted by: matcas | 11.02.03 17:42