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La lotta per far funzionare il ''tasto back''

Mentre Marco puntualizza che un blog è un blog solo se ha i permalink (approvo, applaudo) da queste parti combatto per dare un significato al "tasto back", il grande assente di questa grande rete.
Condivido con voi la mia recente esperienza con il trackback e con i referer visualizzati su tutte le pagine, perché la via per far conoscere ai navigatori il percorso a ritroso della propria informazione non è proprio semplice.
Da un lato siamo troppo pochi ad usare il trackback, dall'altro Google si re-indicizza tutte le parole chiave che trova nei referer, con conseguenze disastrose per il beneamato PageRank.

Il "tasto back", per come appare e funziona sui nostri browser, è quanto di più limitato ci sia su Internet. E' in grado di tornare a ritroso sul proprio percorso di navigazione, ma ignora completamente le unità informative che hanno portato quella determinata informazione a stare su quella pagina.

Come scrivevo in questo lungo articolo ho tentato due vie per ovviare alle mancanze del tasto "torna alla radice di questa informazione". La prima è il trackback, un sistema che consente agli autori di notificare altri autori che la discussione su un determinato argomento continua altrove. La seconda è la visualizzazione dei referer, ovvero dei link di provenienza dei visitatori del proprio sito, sia in una pagina sintetica, sia in dettaglio su ciascuna pagina di contenuti (sposta l'occhio a destra, ora un po' in basso e vedrai il box anche su questa pagina).

Risultati? Per il momento nessuno. La sperimentazione in questo campo è benvenuta, ma l'efficacia è di là da venire. Vi dico perché.

Siamo quattro gatti ad usare trackback, almeno nella blogosfera italiana. La diffusione poi si deve sostanzialmente all'uso del software di grido quanto alla costruzione di un blog (mi riferisco a Movable Type). Per quanto Clarence Freeblog offra a tutti Movable Type e quindi il trackback, buona parte dei bloggatori continuano ad usare blogger.com, un sistema che non prevede il trackback, almeno nativamente.
Il risultato però è che c'è un piccolo club un po' cool che si può tracciare a vicenda. Davvero poca cosa.

Una maggiore diffusione di trackback o di qualcosa di simile è necessaria, ma mancano i tool per adattare al proprio blog il trackback in un modo abbastanza semplice. Bisogna attendere, forse tra un anno saremo di più.

Quanto alla visualizzazione dei referer (non lo devo spiegare ogni volta cosa sono, no?) vi dirò del mio dramma personale con Google. Fino a ieri ogni volta che qualcuno cercava "web semantico" e poi cliccava su >skip il sistema, tracciata provenienza e destinazione, metteva in bella mostra sulla pagina dove si parlava di questo argomento la frasetta "Google: web semantico".

Fin qui tutto bene. Ovvero tutto bene finché poi Google non ripassa e non si memorizza la pagina: questa volta troverà le parole "web semantico" sia nel testo, sia nella colonnina di destra. E si ripetono, perché uno cerca "semantico web", l'altro cerca "semantic web" e via dicendo.

Tutte le parole chiave usate per arrivare su quella pagina entrano a far parte di quella pagina con il risultato che in breve tempo quella viene ipervalutata da Google che inizia a mostrarla rapidamente in testa alle ricerche.

Ma il vero problema è stato quello che ho affrontato con una pornostar di nome Aria Giovani (o Giovanni) che ha condotto molte persone su una pagina in cui c'erano le parole "aria" e "giovani". Le due parole chiave nella ricerca però uscivano fuori accoppiate, così alla fine sul lato destro della pagina erano sempre una accanto all'altra, creando un meccanismo di feedback che ha portato la recensione de La statua di Sale di Gore Vidal ad essere una delle prime 10 pagine di riferimento sulla morona disinibita.

Hai avuto un sacco di click, di che ti lamenti? – Potrebbe dirmi qualcuno - Non mi lamento dei click, ma empatizzo con i navigatori che hanno cliccato speranzosamente il mio link e che hanno trovato deluse le loro aspettative documentali sulla procace fanciulla. Quando Google sbaglia, diciamocelo, a tutti quanto rode un po' il culo.

Da oggi, per sfuggire a questo meccanismo, ho negato a Google (e a tutti i navigatori di >skip) la conoscenza delle parole chiave cercate su Google, quantomeno sul box presente nelle pagine degli articoli. In questo modo si perde un'informazione spesso interessante, ma si evita un meccanismo di errore che può raggiungere livelli spaventosi. Perché Google considera questo articolo il punto di riferimento mondiale quanto ai divx porno, quando nella pagina incriminata la parola porno non c'era, finché qualche navigatore non l'ha aggiunta facendo una ricerca da Google.

Vi ho raccontato tutto questo perché spero possa servire a chi lotta, come me, per dare significato ad una informazione, per dare un legame a ritroso verso le origini di un brano. Sperando che la mia fissa non sia tecnologica, ma contenutistica. Sperano insomma che tutta questa non sia una pippa mentale, ma qualcosa di utile.


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