SPEWS - I nuovi Cyber Zeloti *
Un nuovo preoccupante movimento clandestino di ardenti cyber-zeloti(*) pur di sconfiggere lo spam è disposto a privarti della possibilità di scambiare email.
Il fenomeno spamming, lo conosciamo tutti, negli ultimi anni ha raggiunto proporzioni preoccupanti causando dei fastidi notevoli sia all’utente medio di Internet che si vede recapitare giornalmente decine di email-spazzatura-non-richiesta pubblicizzanti i prodotti più disparati, sia per chi gestisce i server di Internet che si vede costretto a pagare anche per il traffico generato da questa posta non sollecitata.
Combattere lo spamming è quindi una cosa giusta. Segnalare alle, seppure improvvisate, autorità competenti gli spammer affinché ci si attivi per rimuoverli e chiudere i loro account una cosa auspicabile che dovrebbero fare tutti.
Principalmente, e in parole semplici, per combattere lo spammer, una volta individuato, lo si inserisce in delle liste nere che, usate dai provider di Internet, bloccano a priori la posta proveniente da quegli indirizzi.
C’è chi però si è spinto oltre e ne ha fatto una crociata che coinvolge anche chi non c’entra nulla. SPEWS (www.spews.org), pensando che le azioni prese fino ad oggi siano state poco incisive, ha pensato bene di inserire nelle proprie liste – di proposito – anche indirizzi di persone che si servono nello stesso sito dello spammer. Più del 90% degli indirizzi che loro listano sono di gente innocente. Tutto ciò per causare quanto più danno possibile al provider che ospita gli spammer.
In questo modo anche le email legittime verranno bloccate dai filtri antispam, impedendo – ad esempio – di contattare i propri familiari o i propri amici che hanno un account di posta su dei server che usano SPEWS con email del tutto legittime.
Nessuno può contattare SPEWS. Il sito non ha email/telefoni/fax e risulta registrato in Siberia. I loro manutentori, consci di essere fuori legge, hanno ben pensato di rendersi irreperibili, di mettersi al di sopra delle leggi degli uomini considerandole inefficaci a combattere propriamente lo spam.
L’unico modo, per un provider listato su SPEWS di chiedere spiegazioni è di inserire un messaggio nel newsgroup NEWS.ADMIN.NET-ABUSE.EMAIL (NANAE). Si dice che i manutentori di SPEWS leggano i messaggi di questo gruppo.
Migliaia sono le richieste di rimozione da parte di Presidenti e CEO di provider di tutte le dimensioni che chiedono, umiliandosi, di essere rimossi dalle liste di SPEWS. E altrettanti, molto spesso, sono gli sberleffi e le risposte di scherno che ricevono dalla maggior parte dei frequentatori abituali di quel gruppo.
Il newsgroup sembra sia diventato una pubblica piazza medievale in cui delle persone totalmente innocenti si espongono al pubblico ludibrio, in una gogna virtuale, per rivendicare i propri diritti soppressi e una folla zelante di cyber brigate antispam offrono sputi, frutta marcia e consigli, a volte con un intollerabile tono di superiorità.
Le risposte più gettonate, come in un disco rotto che si ripete all’infinito, sono quelle che istigano il malcapitato a cambiare provider. Anche se lui è innocente, risulta ai loro occhi complice del provider che si è scelto, reo di dare ospitalità ai siti e alle persone che offrono spamming. L’inosservanza di tale “comandamento” comporta la permanenza ad oltranza dei propri indirizzi sulla lista nera di SPEWS.
La cosa che scandalizza è che nei gruppi in cui si riuniscono gli amministratori di sistema, ossia quelli che decidono se utilizzare o meno SPEWS sui server che gestiscono, solamente poche voci si alzano contro questa palese violazione dei diritti e delle regole di convivenza civile. Sembra che l’ardente necessità di bloccare gli spammer – purtuttavia legittima – metta in secondo piano il fatto che una tale lotta dissennata rischi di danneggiare decine di migliaia di legittime attività o di limitare la libertà di milioni di inconsapevoli utenti della rete.
Su questi gruppi c’è chi afferma addirittura che oggi, al contrario di ieri, per due indirizzi di posta elettronica qualsiasi su Internet comunicare sia diventato un “privilegio” e non più la norma. Siamo d’accordo, free speech significa libertà di parola ma anche libertà di non ascoltare. Ma questo dovrebbero deciderlo i singoli utenti di un provider e non gli amministratori di sistema.
Diversi grossi provider italiani usano queste liste, quanti di voi lo sanno? Qualcuno inizia a decidere per voi cosa dovete e non dovete leggere, anche su Interenet. In un mondo libero e democratico questo è intollerabile.
Per vostra e nostra cultura:
It.news.net-abuse
http://www.spews.org
http://www.studiocelentano.it/editorial/articolo.asp?id=532
(*) ZELOTI = Dal greco zhlwthz, geloso, zelante, il termine identifica un gruppo religioso-politico ebraico dell’epoca della dominazione romana in Giudea. Ardenti osservanti della Legge mosaica, gli Z. si organizzarono come partito politico durante il censimento ordinato dai romani (6 d.C.) e, guidati da Giuda Galileo, si ribellarono al procuratore romano (Atti degli Apostoli, 5, 37). Presero parte attiva nella guerra contro Roma, difesero fino all’ultimo momento Gerusalemme assediata, e costituirono l’ultimo baluardo della resistenza nella fortezza di Masada (73 d.C.), dove uomini e donne preferirono la morte alla resa. Alcuni studiosi hanno avvicinato il gruppo degli Z. alla comunità essena di Qumran (v. Mar Morto, e Masada).
Comments
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Life is *not* a Cabaret, and stop calling me chum!
lipitor
Posted by: lipitor | 05.08.04 00:36